Camorra, stretta finale sui fiancheggiatori dell’ex latitante Di Martino

Elena Pontoriero,  

Camorra, stretta finale sui fiancheggiatori dell’ex latitante Di Martino

Resta avvolta nel mistero la lunga latitanza del boss Antonio Di Martino, catturato la notte di Santo Stefano tra i boschi dei Lattari. Una fuga di due anni per la primula rossa di Iuvani, capace di sfuggire ad almeno quattro tentativi di cattura. Nelle tasche del latitante “solo” duemila euro e nessun cellulare. Soldi che potrebbero essere stati consegnati al figlio del capoclan Leonardo Di Martino, alias ‘o lione, per poter provvedere alle spese quotidiane per la sopravvivenza. O in parte utili per chiudere la bocca a chi quella latitanza la stava coprendo. Fiancheggiatori che Di Martino avrebbe assoldato, con la complicità delle cosche affiliate. E nel mirino degli investigatori restano proprio i complici della fuga di Di Martino, ma anche i covi che lo hanno ospitato. L’indagine sulla rete di conniventi e su come il boss avrebbe dato ordini proprio dai nascondigli, resta aperta. Così come era stata aperta la porta della casa di famiglia la sera del 26 dicembre scorso, quando Di Martino, allertato dall’abbaiare dei fedeli cani, aveva tentato di raggiungere presto la montagna, attraverso cunicoli situati al di sotto dell’appartamento di Iuvani, con l’obiettivo di far perdere ancora le proprie tracce. Con lui i due fratelli Michele e Vincenzo Di Martino che erano stati ugualmente fermati dagli agenti di polizia a fine corsa tra i monti, per poi venir rilasciati poche ore dopo la cattura del boss. Una corsa che Di Martino aveva iniziato il 5 dicembre del 2018, perché sul suo capo pendeva un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per l’accusa di estorsione aggravata dal metodo mafioso. Di Martino è coinvolto nell’inchiesta Olimpo, la mega-indagine sul patto tra clan per spartirsi l’affare delle estorsioni tra Castellammare di Stabia, Gragnano, Monti Lattari e Pompei. Il processo con rito abbreviato legato a quell’indagine si è concluso con la sentenza di primo grado e gli altri soggetti imputati sono stati tutti condannati. Un dato che potrebbe spingere il boss a riconoscere un parziale risarcimento economico alla vittima di quell’estorsione. Un sistema, già adottato da altri imputati, per provare a strappare un parziale sconto di pena in relazione alle accuse mosse dall’Antimafia. Ma non si tratterebbe dell’unico processo in cui compare il nome di Di Martino, poiché sono almeno sette i procedimenti ancora in corso che lo vedono imputato, con l’accusa di essere coinvolto nel giro di grossi quantitativi di droga utili per rifornire le piazze non solo di Gragnano, ma anche oltre i confini della Campania. Un monopolio che era riuscito a strappare la cosca di Iuvani con un patto di non belligeranza con il clan D’Alessandro attivo nell’area stabiese e le ‘ndrine, così da allargare e fortificare il business di famiglia.

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