La storia di Mimmo, da Boscoreale a Parigi per studiare le stelle

Pasquale Malvone,  

La storia di Mimmo, da Boscoreale a Parigi per studiare le stelle

Boscoreale. Osservare l’universo, scrutarne i segreti e decifrarli per provare a rispondere agli enigmi degli enigmi: chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo. E’ quello che sta facendo un giovane astronomo originario di Boscoreale, partito a ‘razzo’ verso i confini della conoscenza. Domenico Nardiello, 33 anni, lavora al Cnes francese (Centre national d’études spatiales, ovvero il “centro nazionale di studi spaziali”) l’agenzia governativa francese che si occupa delle attività spaziali. Insieme ad un gruppo di studiosi dell’università dell’Arizona, in Usa, ha individuato bande atmosferiche in rotazione nelle due nane brune più vicine alla Terra, a soli (si fa per dire) 6,5 anni luce da noi. Si tratta di una coppia di ‘‘stelle mancate” che, alla luce delle ultime ricerche, sono caratterizzate da un particolare ”abito” di strisce. I venti che soffiano parallelamente all’equatore nelle dense atmosfere producono bande orizzontali che ricordano molto quelle di Giove. Una scoperta incredibile che è stata raggiunta grazie al telescopio spaziale Tess (Transiting Exoplanet Survey Satellite) della Nasa. «E’ uno studio innovativo basato su tecniche all’avanguardia che ho sviluppato io negli ultimi anni. Alla base della mia ricerca c’e` una domanda fondamentale: come si formano i pianeti? Il mio studio cerca di dare una risposta a questa domanda analizzando pianeti extrasolari in orbita attorno a stelle aventi eta` e caratteristiche diverse». La sua è una passione innata. «Fin da quando avevo 9 anni, ho sempre letto libri e riviste riguardanti l’astronomia e l’astrofilia». Una passione coltivata giorno dopo giorno, titoli dopo titoli. Domenico frequenta le scuole dell’obbligo nella cittadina vesuviana. E’ qui che compie i suoi primi passi. Dopo la maturità scientifica, prosegue gli studi accademici presso l’università degli Studi di Padova, dove consegue la laurea in Fisica e Astronomia con il massimo dei voti e dove vince un dottorato di ricerca che gli consente di mettere in pratica tutto ciò che ha studiato e imparato sui libri. Il suo talento non passa inosservato e nel giro di un paio di anni viene notato dai “cugini d’oltralpe” del Cnes. È il suo “big bang” professionale. Ma non si sente un “cervello in fuga”, la sua è stata una scelta «libera e consapevole». Il suo sogno, in una società di precariato, è continuare a fare l’astronomo. «Vorrei poter insegnare alle prossime generazioni di studenti quello che ho imparato negli ultimi anni, da quando ho iniziato a fare ricerca, e poter portare avanti le ricerche che sto iniziando con i nuovi strumenti che arriveranno nel prossimo decennio».

CRONACA