Raid incendiario alla tenuta “Cantine del Vesuvio” di Trecase, l’incubo racket

Giovanna Salvati,  

Raid incendiario alla tenuta “Cantine del Vesuvio” di Trecase, l’incubo racket

Un raid di fuoco, un atto intimidatorio in piena regola e l’incubo di una criminalità che non lascia respiro ai commercianti nonostante la pressione della pandemia e le attività in ginocchio. Se si tratti di vendetta per motivi personali o una punizione per una richiesta estorsiva è ancora tutto da ricostruire ma per ora l’unica certezza è in quel gazebo esterno ad una delle tenute più belle e suggestive dell’hinterland completamente distrutto. Un colpo al cuore per l’imprenditore che aveva investito, con sacrificio e passione realizzando il suo sogno. Nel mirino è finita la Tenuta delle Cantine del Vesuvio, un’azienda vitivinicola con sede a Trecase. Il raid la notte scorsa. Sono da poco passate le due quando qualcuno percorre il tratto di strada sterrata prima di arrivare alla tenuta. Tra le mani una bottiglia con liquido infiammabile. Forse una molotov, ma questo è ancora da ricostruire bene. La lancia contro il gazebo infrangendo la parte dei teloni esterni. L’ordigno di fuoco cade su una delle sedie che circondano il tavolo di pietra lavica e scoppia l’incendio. Le fiamme sono subito altissime anche perché il gazebo è in legno e plastica. In pochi minuti quel piccolo angolo di paradiso, circondato da vitigni e prodotti tipici, segno di così tanta passione e investimenti da parte dell’imprenditore vengono spazzati via dalla furia del fuoco. La notte fredda viene riscaldata per ore da quel rogo fino all’allarme: sul posto piombano i vigili del fuoco del comando di Castellammare di Stabia che domano l’incendio, arrivano anche i carabinieri della stazione di Trecase che riescono così a contenere i danni. Le fiamme stavano infatti divorando anche una parte dove è collocata la cantina dei vini e le botti dov’è conservato il vino. Viene avvertito anche il titolare della tenuta che si precipita sul posto. I suoi occhi increduli davanti a quello che resta di una parte della struttura diventano la sintesi di una ferita. L’uomo è stato anche ascoltato dai carabinieri ma non ha saputo fornire elementi utili a ricostruire una possibile dinamica: né un diverbio, né una richiesta estorsiva, né nemici. La tenuta de Le Cantine del Vesuvio è gestita dall’imprenditore Maurizio Russo, un uomo semplice che ha voluto investire nella sua terra, riscoprendo l’oro del Vesuvio, la Lacryma Christi, una delle uve pregiate della terra vulcanica. Un’attività che risale al 1948 quando fu messa in piedi dal padre Giovanni, l’epoca nella quale il vino si trasportava a bordo di carri trainati dai cavalli e si svolgeva la trafeca, la trattativa tra i piccoli produttori di vini e i negozianti che acquistavano per rivendere il vino. Poi la decisione di Maurizio di trasformare l’azienda e renderla più innovativa pur conservando la tradizione, una scommessa vinta perché in pochi anni il suo sogno ha travolta tantissimi esperti del settore, tantissimi gli eventi messi in campo dalle degustazioni ai percorsi per le scuole, un modo per avvicinare anche i giovani al settore del bio e della coltivazione di uva a chilometro zero, ma anche con l’avvio di un progetto innovativo con la realizzazione di una scuola di cucina.

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