La metamorfosi di Beppe Grillo, dal vaffa day ai compromessi

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La metamorfosi di Beppe Grillo, dal vaffa day ai compromessi

C’era una volta il Vaffa day, le accuse di essere morti, zombie che camminano. Le pronunciava, nella sua seconda vita da leader politico (la prima era quella di comico strapagato dalla Rai e giullare di corte della tv di Stato) di Beppe Grillo. Che, complice anche la caduta rovinosa di credibilità e di consensi del Movimento Cinque Stelle che ha fondato, adesso prova a riciclarsi nella sua terza vita atteggiandosi a padre fondatore e eminenza (grigia) costituente. Il suo appello di ieri, lanciato attraverso la formula della lettera aperta pubblicata dal deputato grillino Giorgio Trizzino, se non ne fosse stata confermata la veridicità potrebbe sembrare un fake.  “Stiliamo insieme un patto tra tutti i partiti e lavoriamo per la ricerca di un obiettivo condiviso che altro non può essere che la ricerca del bene comune per il Paese. Lavoriamo uniti” e “cambiamo la nostra prospettiva di ricerca di quello che può essere utile al singolo individuo e raccogliamo l’esortazione che ci indirizza il Presidente Mattarella di diventare costruttori mettendo al primo posto il bene comune dell’Italia”. Il Mattarella a cui si riferisce Grillo è proprio quello che nel 2018 stava per essere messo sotto accusa da Di Maio e company. Colpevole, il Capo dello Stato, di non riconoscere la vittoria grillina che, in una democrazia parlamentare, obbligava anche loro a fare i conti con le regole del gioco. Grillo dimentica tutto: gli insulti ai “pidioti” che oggi sono fedeli alleati di governo e in passato erano “malfattori, ladri e truffatori della politica”. Dimentica addirittura lo scontro feroce col mondo dell’informazione a cui Grillo, versione statista, dedica un passaggio della sua enciclica minima laica. “Allarghiamo questo patto al mondo dell’informazione affinché riesca a ritrovare se stessa in un ruolo non di partigianeria interessata ma esclusivamente di descrizione delle notizie e di indispensabile ruolo comunicativo” scrive il leader di quel movimento che tra i suoi primi impegni ha cercato di tappare la bocca all’informazione libera. Con una legge liberticida che, prima di tutto, ha “massacrato” tutti quei giornali che riescono a sopravvivere dando lavoro a centinaia di giornalisti grazie ai contributi per l’editoria, norma che è presente in tutti i paesi civili del mondo. Qualche suo fedele epigono, leggi Alessandro Di Battista, aveva chiamato i giornalisti “puttane”. Si tratta degli stessi cui, ieri, si è rivolto il leader maximo a cinque stelle, conscio probabilmente del danno d’immagine che i suoi “ragazzi” stanno creando ed hanno creato al suo immaginifico progetto. Franato sotto il peso dell’incompetenza il sogno dell’uno vale uno, la classe politica grillina ha portato al potere ragazzotti di belle speranze che però hanno fatto i conti con la difficoltà di governare. Non è bastato il blog delle stelle, né facebook. Anzi, proprio il dorato mondo dei social è diventato un boomerang. Le foto di Di Maio nell’auto blu, sulla barca da milioni di euro in vacanza, sono state rivomitate su chi aveva pensato di poter gestire e controllare l’orda populista. Grillo si risveglia statista e forse mette nel mirino lo stesso premier Conte che sente puzza di bruciato. Un appello che, addirittura, finisce per rivolgersi anche all’odiato Berlusconi, quello che Grillo definiva “lo psiconano”: “Non può esistere in questo momento una distinzione tra maggioranza ed opposizione perché tutti i rappresentanti del popolo devono contribuire uniti a sostenere, in uno dei momenti più bui della sua storia, il Paese. Nessuno cerchi scuse o pretesti per sottrarsi a questa grande responsabilità ancor peggio faccia in questo momento biechi calcoli elettorali sul proprio futuro”.

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