Torre Annunziata, la politica in ginocchio. «Starita, Ascione e il Pd: 13 anni di fallimenti»

Raffaele Schettino,  

Torre Annunziata, la politica in ginocchio. «Starita, Ascione e il Pd: 13 anni di fallimenti»

Pierpaolo Telese, consigliere comunale di opposizione, la foto di Torre Annunziata è un’istantanea impietosa più vicina a un passato umiliante che a un futuro radioso. La città ha fatto un balzo indietro di trent’anni?

«C’è una differenza tra la logica di corruzione di allora e quella che emerge oggi. Le vicende che portarono allo scioglimento del ’93 si basavano su un comitato d’affari politico-amministrativo e criminale, oggi son cambiati i direttori d’orchestra: è l’effetto nefasto del travaso di poteri dalla politica ai dirigenti».

Dov’è la falla?

«E’ venuto meno il sistema di controllo e s’è indebolita la classe dirigente politica. Vuoi per la crisi, vuoi per i tagli ai Comuni, vuoi per la logica della mobilità e dei prepensionamenti, s’è depauperato quel patrimonio umano e professionale che era un argine alla deriva. Lo svuotamento degli uffici, il lassismo della politica che ha accettato un ruolo subalterno e l’affidamento di ruoli chiave a professionisti esterni, ha via via cancellato i sistemi di controllo e di garanzia. Il risultato è un potere smisurato in mano a chi ha la responsabilità di firma sugli atti».

La politica è stata più debole o più complice?

«La politica ha pensato di poter usare questo sistema, e forse c’è riuscita fino a che non s’è verificato il corto circuito. Le responsabilità del sindaco sono palesi e le reazioni desolanti: Ascione balbetta e tentenna perseverando in un comportamento equivoco».

L’azzeramento della giunta, per esempio.

«Se non hai preoccupazioni non mandi a casa la tua squadra di governo. Se non hai dubbi, prima ancora che lo faccia la magistratura, avvii una verifica sugli atti firmati dall’ingegnere arrestato e su tutti quelli prodotti dagli altri uffici».

Invece…

«Invece ha azzerato una giunta che per metà era fresca di nomina. Una grave ammissione di responsabilità e un danno di immagine per chi, appena 7 giorni prima, aveva scelto di mettere a disposizione la propria professionalità per ridare slancio all’azione programmatica».

Avrà pensato: azzero tutto e non metto alla gogna solo qualche assessore. Il vice Ammendola, per esempio.

«Di sicuro sta tentando di sottrarsi alle sue responsabilità politiche».

Dovrebbe dimettersi?

«Sarebbe un atto di dignità. Del resto, nel consiglio comunale del 7 dicembre scorso confermò la sua piena fiducia ai dirigenti e agli assessori. Ora che ha cacciato i suoi assessori e ha il dirigente dell’Utc in cella per mazzette, le dimissioni dovrebbero essere consequenziali».

Pare invece che sia alla ricerca di nuovi alleati per pianificare il rilancio. Pare abbia stretto un patto di ferro con il suo predecessore Starita.

«Io credo che il suo tempo sia scaduto. Gli eventi lo stanno travolgendo, se gli resta un briciolo di dignità deve uscire da Palazzo Criscuolo».

E farci entrare una commissione prefettizia?

«Noi l’abbiamo chiesta per due motivi. Il primo: non possiamo permetterci ombre visto il passato inquietante legato al malcostume della corruzione che portò allo scioglimento del ‘93. Il secondo: vogliamo che si verifichino eventuali collegamenti tra l’inchiesta sull’Utc di oggi e le prescrizioni, alcune ancora secretate, che nel 2014 la commissione prefettizia consegnò nelle mani dell’allora sindaco Starita per evitare lo scioglimento del consiglio comunale».

Intanto lo sviluppo della città è caduto nell’oblio.

«Al caos politico s’aggiunge il fallimento dell’azione amministrativa degli ultimi 13 anni. Il duo Starita-Ascione ha fatto danni indicibili. Le grandi opere annunciate sono rimaste sulla carta e della visione grandiosa di una città votata al mare e al turismo restano solo immagini desolanti: le arcate borboniche sprangate, le cisterne di idrocarburi sul mare, un’area industriale senza vita e senza identità, un arenile sfregiato, le periferie abbandonate, il centro impoverito, il tessuto commerciale devastato dalla mancanza di strategie anti-crisi, gli strumenti di programmazione, Puc in testa, diventati cartastraccia. La stessa vicenda di Ariano, con la mazzetta scambiata in un’area sottoposta a sequestro per rifiuti e amianto, è l’immagine emblematica di un degrado urbano e morale che condanna la città».

Un quadro desolante dipinto a più mani: a Starita e Ascione va aggiunta una schiera di altri pittori-imbianchini.

«Ascione paga un conto salato che dovrebbe condividere con Starita, con molti dirigenti del Pd e con una classe politica scadente».

A proposito di classe politica scadente: ci sono 2 date spartiacque che hanno accelerato il declino. Una è il 2005, l’altra è il 2007. Concorda?

«Forse è tempo di analizzarle entrambe. Alle elezioni del 2005 sono prevalse logiche di potere e interessi personali. Il dopo-Cucolo non è stato all’altezza del decennio precedente, inquinato da alcuni personaggi inadeguati. Due anni dopo si tentò di rimettere in piedi un’amministrazione di alto profilo per dare risposte nette in un momento drammatico per la città. La svolta durò poco. Qualcuno ideò un ignobile golpe per mandare a casa il sindaco. In quel momento si aprì la stagione dei compromessi al ribasso e ora raccogliamo i frutti di una semina fatta per interessi, senza idee e senza contenuti».

Tredici anni di carestia e clientelismo coi soliti nomi al potere e coi cittadini assuefatti. «Forse in questo siamo tutti responsabili. Ci sono imprenditori, professionisti e intellighenzie che si sono piegate al sistema o che sono venute meno alle proprie responsabilità. Molti silenzi di questi giorni, dopo l’arresto di Ariano, possono essere giustificati con la consapevolezza di non essere stati parte attiva contro il sistema».

Come uscirne?

«Non bisogna isolare le voci del dissenso, bisogna aprire un confronto coinvolgendo le forze sane della città, quel che resta dei ceti produttivi, quel che resta delle rappresentanze sociali. Rimettere il bene comune al centro del dibattito».

Forse è utopia, certamente un processo lungo. E se dovesse servire un farmaco salva-vita?

«Ci vorrebbe un grande vecchio in grado di accompagnare la nascita di una nuova classe politica».

Un saggio basterebbe a rivoltare il sistema?

«Il sistema va ripensato dalle fondamenta, a partire dalla selezione degli amministratori e dai candidati al consiglio. Bisogna pretendere valori morali inattaccabili, cultura e tanto coraggio».

Selezionare i candidati al di là della logica clientelare e dei pacchetti di voto: un’impresa titanica.

«L’unica strada è un tavolo aperto alla città con 2 obiettivi: realizzare un programma di governo partecipato e costruire con lo strumento delle primarie non solo il candidato sindaco, ma anche la squadra di governo e i candidati al consiglio. Il futuro dipende da tre cose: un’agenda seria, un’esecutivo di grande spessore professionale e morale e un consiglio comunale chiuso agli “alzatori di mano”»

 

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