Sequestrate tre case al ras dello spaccio di Castellammare

metropolisweb,  

Sequestrate tre case al ras dello spaccio di Castellammare

Avrebbe reinvestito i soldi della droga nell’acquisto di case e appartamenti. E ora, a 14 anni dal suo arresto, lo Stato presenta il conto a Francesco Imparato, ras del rione Savorito e fratello di Michele e Salvatore, ritenuti i veri boss del gruppo legato mani e piedi al clan D’Alessandro. Nelle scorse ore, infatti, gli agenti della sezione misure di prevenzione patrimoniali della divisione anticrimine della Questura di Napoli, hanno eseguito un decreto di sequestro finalizzato alla confisca a carico del pregiudicato stabiese. Il provvedimento ha interessato tre diverse abitazioni situate in via Privati a Castellammare. Appartamenti formalmente intestati ai familiari di Imparato ma ritenuti riconducibili al patrimonio del ras. Si tratta, nel dettaglio, di piccoli appartamenti il cui valore complessivo viene però stimato dagli inquirenti in oltre 400.000 euro. Sul provvedimento eseguito nelle scorse ore pende comunque un procedimento tutt’ora in corso dinanzi ai giudici della Corte d’Appello di Napoli. In quella sede i legali della famiglia Imparato – rappresentata dagli avvocati Vitiello e Schettino – proveranno a dimostrare la loro tesi per scongiurare la possibile confisca definitiva dei beni.

Il personaggio

Secondo quanto emerso dai processi, Francesco Imparato per un periodo, ha ricoperto un ruolo di vertice all’interno dell’organizzazione criminale specializzata nell’affare droga attiva nel rione Savorito. Venne arrestato nel 2006 perché coinvolto in una indagine per associazione a delinquere finalizzata allo spaccio di sostanze stupefacenti. Secondo l’accusa Imparato avrebbe gestito la cassa dell’organizzazione dopo l’arresto dei capi storici del gruppo. Un ruolo apicale che avrebbe rivestito tra il 2002 e il 2006.  Una vicenda per la quale Imparato è stato condannato in via definitiva a 10 anni e 8 mesi di reclusione. Pena che l’imputato ha scontato completamente. Da qualche anno, infatti, è tornato a piede libero. Il clan dei pusher Il provvedimento eseguito ieri rappresenta però solo l’ultimo atto della lunga serie di indagini che in questi anni sono state in grado di indebolire sensibilmente l’organizzazione. L’Antimafia, infatti, ha ricostruito la mappa d’affari del gruppo imbastendo diverse inchieste che hanno portato all’arresto e alla condanna, in primo grado, proprio di Michele e Salvatore Imparato. Le indagini coordinate dal pm Antimafia, Giuseppe Cimmarotta – il magistrato che indaga sulla camorra stabiese – hanno dimostrato che la cosca del Savorito rappresenta il braccio armato, nel settore dello spaccio, del più potente clan D’Alessandro. La droga, dopotutto, vale oro per la camorra di Scanzano. Secondo i pentiti i boss riescono a incassare qualcosa come 6 milioni di euro l’anno solo dalla vendita degli stupefacenti.

CRONACA