Palomba si tiene stretta la fascia da sindaco, rimpasto-farsa a Torre del Greco

Alberto Dortucci,  

Palomba si tiene stretta la fascia da sindaco, rimpasto-farsa a Torre del Greco
Il sindaco Palomba e l'ex capo dell'assise Gaglione

Torre del Greco. «Molto rumore per nulla», avrebbe sentenziato William Shakespeare alla fine di una sua celebre commedia. Sono passati quattro secoli e a palazzo Baronale non c’è nulla da ridire, eppure le conclusioni del rebus-giunta sono le stesse: il rimpasto con azzeramento deciso dal sindaco Giovanni Palomba, infatti, si rivela l’ennesima farsa della carovana del buongoverno uscita vincitrice dalle avvelenate elezioni del giugno 2018. Perché tre assessori su sette saranno riconfermati, un quarto resta aggrappato alla poltrona e il contestato ritorno di Felice Gaglione – il presidente del consiglio comunale protagonista delle misteriose dimissioni del novembre 2019 – diventerà realtà. Con buona pace dei «malpancisti» della maggioranza.

Il summit chiarificatore

All’incontro-verità convocato a palazzo Baronale il sindaco Giovanni Palomba si è presentato a capo chino. I proclami di battaglia lasciati trapelare dopo gli insulti incassati dagli alleati hanno lasciato spazio al desiderio di restare incollato alla poltrona per superare la «durata» del secondo mandato di Ciro Borriello. Il primo cittadino ha ribadito lo schema già utilizzato in occasione della nomina della prima giunta: manuale Cencelli alla mano, ogni due consiglieri comunali potranno esprimere un assessore. A disposizione della coalizione, al momento, solo sei poltrone. Perché lo storico figlioccio della Dc all’ombra del Vesuvio si è voluto riservare la possibilità di nominare un tecnico di fiducia «per alzare il livello della giunta». L’identikit parla di un avvocato di indubbia fama, la cui risposta è attesa per inizio settimana. In caso di no – ipotesi nient’affatto remota, visti i fallimenti e gli scandali in cui si è trovata l’amministrazione comunale in soli due anni e mezzo – le poltrone per gli alleati tornerebbero sette.

Pronti al rientro

Alla luce dell’ultimo summit, quattro poltrone sembrano già assegnate: la «straniera» Luisa Refuto – sostenuta dal soldato Luigi Caldarola e dal politico-ultrà Pasquale Brancaccio, i due principali «malpancisti» della coalizione – tornerà a guidare le politiche sociali e difenderà il ruolo di vicesindaco dal prevedibile assalto di Felice Gaglione, il «dottorino» dell’Asl Napoli 3 Sud indicato da Iolanda Mennella e Carmine Gentile e forte del gradimento dello stesso Giovanni Palomba. A chiudere il cerchio dei confermati, poi, Enrico Pensati: l’ex portavoce di Valerio Ciavolino – nome di fiducia di Michele Langella e Lucia Vitiello – dovrebbe mantenere le deleghe alla cultura e alla pubblica istruzione. I nomi in bilico Restano in bilico l’assessore Gennaro Granato – il nome di «capputtiello» è difeso dal casilliano Vittorio Guarino, pronto a strappare il patto elettorale con Annalaura Guarino sulla staffetta di metà mandato – e l’assessore Luigi Civelli, sostenuto dal solo Antonio D’Ambrosio. L’unico nodo irrisolto  resta legato alle quote rosa: indicazioni alla mano, a oggi, ci sarebbero solo due donne in giunta. L’ultimo rebus per l’ennesima farsa di Giovanni Palomba & company.

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