Crisi di governo, Conte (LeU): “Renzi ha sbagliato i tempi”

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Crisi di governo, Conte (LeU): “Renzi ha sbagliato i tempi”

Federico Conte è un deputato di Liberi e Uguali, partito che sostiene il Governo Conte e che ha al suo interno anche un ministero importante come quello della Sanità, affidato a Roberto Speranza. Onorevole, voi di Leu che idea vi siete fatti di questa crisi?

«La crisi, come ho rilevato in più occasioni, è al momento incomprensibile perché ha deragliato dai binari dell’ azione politica di critica e sprone dal governo che Italia Viva aveva svolto anche con utilità. Ad esempio quando ha voluto che si riaprisse una discussione approfondita sulle linee guida del recovery plan, nella quale noi ci siamo inseriti con contributo sul Mezzogiorno al quale ho lavorato io stesso e che è stato recepito».

Tempi sbagliati?

«Non ho capito perché non tenere il discorso sul piano politico, vivacemente dialettico, invece di spingerlo su un piano brutale come il ritiro della delegazione al governo che ha minato comprensibilmente il rapporto fiduciario che sta alla base del patto di maggioranza. Un patto che presuppone la fiducia tra le parti».

Secondo lei questa volta la mossa del cavallo non ha funzionato? Renzi ha sbagliato i conti?

«Credo che lui abbia svolto un percorso politico troppo audace in un tempo sbagliato. La sensibilità non solo della società ma anche dei rappresentanti in seno alle istituzioni democratiche e in Parlamento è profondamente condizionata dal momento di sofferenza che il paese sta vivendo. Non è stato possibile ricollocare la forzatura nell’ambito di una dialettica fisiologica che è pure giusto ci sia tra alleati».

Però alla fine verrà fuori un governicchio che al Senato non ha neanche la maggioranza assoluta

«La maggioranza assoluta non chiuderebbe la partita politica che è in gioco. È solo il primo tempo di una partita più ampia che va letta con due chiavi proposte da Conte nel suo intervento in aula a Montecitorio. Il primo è l’appello alle fortezze europeiste che si riconoscono nei valori dell’Ue, valori che hanno portato a cambiare la politica europea rendendola una politica sociale mente prima era austerità e istituzioni finanziari».

Il secondo piano, invece?

«Questo appello alle forze democratiche, popolari e socialiste è apertura al dialogo anche di energie che sono incrostate in uno schema stanco di centrodestra che potrebbero avere, ed è questa la seconda chiave di lettura, con la prospettiva di una legge elettorale proporzionale la garanzia della propria rappresentanza autonoma dalla destra sovranità ed anti europeista. Questo secondo tempo inizia oggi».

I parlamentari hanno paura del voto?

«Questa è la lettura di chi vuole screditare il passaggio politico in atto che è delicato e profondo e che potrebbe chiudere la lunga stagione del bipolarismo all’italiana. Un periodo, doveroso dirlo, non sempre felice. Certo non si può pensare di governare con pochi numeri. In quel caso meglio andare al voto ma confido che il secondo tempo della partita offrirà al paese una nuova prospettiva in cui il Parlamento sarà centrale e la politica si sposterà dalla dimensione dei social alla dimensione reale della società».

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