Fondi post sisma dell’Irpinia: dopo 40 anni arrivano 79 milioni per la ricostruzione delle città colpite dal terremoto

Andrea Ripa,  

Fondi post sisma  dell’Irpinia: dopo 40 anni arrivano 79 milioni per la ricostruzione delle città colpite dal terremoto

 

Sotto le macerie del sisma dell’Irpinia c’è una montagna di soldi. La maggior parte sperperati, servivano per la ricostruzione delle palazzine sfregiate dal terremoto che ha fatto danni in tutta la Campania e sono finiti nelle mani degli imprenditori al soldo della camorra. Un’altra parte, le briciole dopo quarant’anni di sprechi, è rimasta a lungo bloccati negli uffici dei ministeri romani. Gli ultimi 79 milioni di euro assegnati dal Governo nei giorni scorsi sono l’ennesima tranche di una ricostruzione senza fine, a tratti mai iniziata nei Comuni della provincia di Napoli, e che allunga la lista dei soldi stanziati negli anni. Sessantamila miliardi di lire dal 1981, anno dell’entrata in vigore della Legge 219, a oggi. Nell’ultima manovra di Bilancio, con un emendamento presentato dal Movimento Cinque Stelle, è stato approvato uno stanziamento di ulteriori risorse. Per la provincia di Napoli 44 milioni di euro, 34 per la provincia di Salerno. Ma sono state assegnate risorse anche ai comuni dell’avellinese ovviamente. Si tratta di soldi messi a disposizione dal Ministero delle Infrastrutture e Trasporti dalla delibera del Cipe nel 2012 (governo Berlusconi), destinati al completamento delle opere di ricostruzione post terremoto in regione, e mai assegnati alle amministrazioni comunali che dovranno gestire il tesoretto. L’emendamento prevede proprio che siano assegnati agli Enti locali per opere di ricostruzione. Saranno quindi i Comuni ad occuparsi della programmazione e del controllo delle somme residue relative alla Legge 219 del 1981. Somme congelate per otto anni e sbloccate soltanto con l’ultima manovra economica del governo che oltre ai conti per i soldi del sisma deve fare i conti anche con la crisi interna. Dai circa 7 milioni di euro assegnati all’amministrazione di Pompei, agli oltre tre milioni di euro per i territori dell’hinterland vesuviano (da Boscoreale a Poggiomarino, fino a Ottaviano). Cinque milioni e mezzo a Torre Annunziata e 5,2 a Torre del Greco. Tre milioni e mezzo anche a Gragnano, oltre a una serie di spese più contenute per gli interventi mai realizzati. Tremila furono i morti, trecentomila restarono senza casa, molti hanno ricevuto una sistemazione temporanea che poi è diventata definitiva. Altri attendono ancora il tetto promesso dallo Stato. Ai Comuni, dunque, spetterà l’onere di occuparsi della programmazione e del controllo delle some residue relativa alla legge della ricostruzione del 1981. Una doppia responsabilità per chi si ritroverà tra le mani milioni di euro nelle città che ancora oggi mostrano le ferite di novanta secondi di inferno in un freddo novembre di 41 anni fa. Gli sprechi di quarant’anni di mancati lavori, le inchieste che hanno svelato miliardari giri di tangenti e gli interessi della criminalità organizzata sulla ricostruzione infinita post-sisma sono campanelli d’allarme che non possono essere ignorati alla luce dell’ennesima cuccagna che le istituzioni, dopo aver sprecato 30 miliardi di euro in quattro decenni, riceveranno nei prossimi mesi.

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