La senatrice del Pd Valente: “Ora il partito abbia più coraggio”

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La senatrice del Pd Valente: “Ora il partito abbia più coraggio”

Valeria Valente, senatrice del Pd, quello di Conte è un governicchio o un esecutivo che si può rilanciare?

«E’ un Governo che ha posto in Senato le basi per ripartire e rilanciare l’azione politica per i prossimi mesi, puntando a ricostruire un patto di legislatura che metta l’interesse del Paese al centro». Qual è questo interesse secondo lei?

«Parlo di un poderoso piano vaccini, della riapertura delle scuole, del superamento della crisi economica, di riaprire attività e riabbracciare i nostri cari. Se giochiamo bene le nostre carte nelle prossime possiamo rilanciare la nostra azione senza sprecare l’occasione storica che abbiamo davanti. Tra scostamenti di bilancio, recovery plan e ristori possiamo mettere in campo risorse ingenti che difficilmente avremo nella stessa misura nei prossimi decenni. Da quei 156 dobbiamo partite per avere una nuova maggioranza».

Aperta a tutti?

«No, credo che Conte e il Pd abbiano fatto bene a delimitare un perimetro di quella maggioranza che sono le forze europeiste, antisovraniste, socialiste, democratiche e liberali».

Lei chiede al Pd maggiore coraggio.

«E’ arrivato il momento di essere coraggiosi e ambiziosi e chiedere ai nostri alleati mediazioni all’altezza della fase che abbiamo davanti e dell’occasione unica e irrepetibile che insieme abbiamo saputo costruire. In questa direzione è necessaria la capacità di riconoscere le buone ragioni degli altri, penso al tema delle riforme istituzionali, a cominciare dal binomio taglio dei parlamentari e legge elettorale in vigore e a quella della giustizia e della pubblica amministrazione. E’ venuto il momento che il Pd chieda ancora di più a se stesso, rispetto a quanto di utile e prezioso fatto sin qui. Il senso di responsabilità che finora ha dimostrato non sia ragione di timidezza ma la principale ragione della nostra forza».

C’è qualche punto in particolare che lei ritiene debba essere valorizzato dall’azione del suo partito?

«Penso alle riforme sul tema della giustizia o quelle sulla legge elettorale: devono essere fatte nell’interesse dell’Italia e degli italiani. Ma dobbiamo mettere in campo un’agenda programmatica che sostituisca per esempio misure di carattere assistenziale e o i famosi bonus rispettivamente con misure per l’inserimento nel mondo del lavoro e investimenti. In grado di mettere al centro il rilancio dell’economia, là creazioni di  nuovi posti di lavoro insieme alle tutele e agli incentivi che accompagnino tutti ad avere un lavoro e conservarlo per chi lo ha».

Con Renzi e Italia Viva avete chiuso? «Prendo in prestito le parole del mio capogruppo Marcucci: mai dire mai in politica. Italia viva è in quel perimetro da Conte indicato. Ma come altri non devono alzare steccati ideologici Italia viva non può usare toni tanto offensivi, direi quasi pregiudiziali dunque difficilmente superabili. Se Italia Viva tornasse su questo sarebbe difficile ignorare la politica. E la comunanza su tanti temi. Diciamo che faccio fatica a immaginare un Parlamento dove tanti nostri ex colleghi eletti nel Pd  votano insieme a Salvini. Tutto qua».

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