Vertenza Meridbulloni a Castellammare, l’imprenditore Vescovini in esclusiva a Metropolis: «Ecco il mio piano»

Tiziano Valle,  

Vertenza Meridbulloni a Castellammare, l’imprenditore Vescovini in esclusiva a Metropolis: «Ecco il mio piano»
Il presidente di Sbe-Varvit, Alessandro Vescovini

Castellammare. «Quando ho saputo della decisione di chiudere lo stabilimento da parte del mio concorrente Fontana, ho subito pensato che tutti quei lavoratori specializzati potevano rappresentare una opportunità per il nostro gruppo che è in costante crescita da anni». Si presenta così Alessandro Vescovini, presidente della società Sbe-Varvit, che ha manifestato interesse ad assumere i lavoratori Merdibulloni, messi alla porta dal Gruppo Fontana. L’imprenditore emiliano, da tempo trapiantato a Monfalcone, quest’oggi sarà a Castellammare di Stabia per incontrare gli operai che sono in presidio davanti ai cancelli della fabbrica di via De Gasperi e il sindaco Gaetano Cimmino.

Vescovini è vero che già da qualche mese c’era una sua persona di fiducia in Campania, per valutare opportunità d’investimento?

«Assolutamente no, senza la chiusura dello stabilimento da parte di Fontana non avremmo pensato di venire ad investire in Campania. Il know how e la professionalità specifica accumulata in anni di lavoro da parte dei lavoratori sono la base per il nostro investimento e per costruire una nuova unità produttiva. Abbiamo sempre pensato che i dipendenti siano un asset strategico fondamentale per la nostra attività e questa scelta è coerente con la nostra visione strategica».

Cosa spinge un imprenditore che ha sempre lavorato al Nord o all’estero a investire in Campania, in un momento di crisi?

«Nel nostro gruppo lavorano molti ragazzi del Sud Italia, sono persone di ottimo livello, con un’alta professionalità e con un grande attaccamento all’azienda. Il Sud Italia è fortemente penalizzato dalla carenza di infrastrutture che rende insostenibile la distanza geografica con il mercato tedesco, che è uno dei mercati di riferimento della nostra economia».

Un ostacolo che non la spaventa, a quanto pare.

Confidiamo che il gap infrastrutturale venga colmato nei prossimi anni, nel frattempo approfitteremo delle esenzioni fiscali previste che compenseranno i maggiori costi dovuti alla penalizzazione logistica».

E’ vero che l’economia italiana riparte solo se riparte il Sud?

«In parte. L’economia italiana può ripartire solo ed esclusivamente se si riduce il peso opprimente dello Stato che tutto controlla, supervisiona e determina».

E’ davvero così opprimente?

«Il 50% del PIL di questo Paese dipende direttamente o indirettamente dallo Stato e considerando il fatto che è anche uno degli Stati più indebitati del mondo è logico che non riesca più a rilanciare e a sostenere l’economia, non ha la forza economica per farlo. Tuttavia negli ultimi anni, vedi Ilva e Alitalia si sta continuando nella stessa direzione, quella dello Stato imprenditore».

Si continua a sbagliare?

«Purtroppo sappiamo tutti bene dove ci porta quella strada, ad una voragine di debiti e di inefficienza, ma fino a che possono i nostri governanti continuano a ripercorrere la stessa strada e a nascondere la polvere sotto il tappeto».

Allora come riparte il Sud?

«L’unica strada per il rilancio del Sud è la defiscalizzazione del lavoro e degli investimenti e la infrastrutturazione del territorio che possa rilanciare industria e turismo».

Conosce la città di Castellammare di Stabia?

«Solo di passaggio, ma me ne parlano tutti benissimo. Conosco bene la costiera Amalfitana e la città di Napoli che adoro».

Ha parlato con il sindaco Cimmino però.

«E’ la prima persona che ho contattato e mi ha subito dimostrato disponibilità e grande interessamento per la sorte dei lavoratori della Meridbulloni».

Cosa si aspetta dalla Regione Campania e dall’amministrazione comunale?

«Il supporto da parte di entrambi è stato totale. Abbiamo chiesto un immobile ristrutturato dove entrare in affitto ed un aiuto sui costi di formazione del personale. Stanno lavorando per trovare una soluzione».

Cosa prevede il suo piano industriale per il nostro territorio?

«Il piano prevede di investire 7-8 milioni di euro in macchinari di ultima generazione e di effettuare nel nuovo stabilimento le lavorazioni di stampaggio e rullatura. L’acciaio arriverà pronto da Monfalcone, verrà stoccato al coperto e trasformato nella nuova unità produttiva. Le viti stampate e rullate verranno poi riportate a Monfalcone dove verranno effettuati i trattamenti ed il confezionamento».

Quante persone intende assumere?

«Pensiamo di dare lavoro a 55-60 persone ma stiamo valutando come allargare l’offerta occupazionale, magari in tempi più lunghi».

Un piano ambizioso.

«Non è un piano industriale nuovo per noi, negli ultimi anni abbiamo investito in uno stabilimento in Serbia, costruito dal nulla, istruendo 50 persone che non avevano mai visto un bullone e trasferendole a Monfalcone per 14 mesi. è stato un grande successo e oggi la nostra unità produttiva a Sabac ci sta dando grandi soddisfazioni. Non vedo per quale motivo non possa accadere lo stesso anche a Castellammare o dintorni».

Conferma che non le interessa l’area di proprietà del Gruppo Fontana?

«Fontana è un nostro concorrente da due generazioni. Ci siamo sempre scontrati sul mercato ed i rapporti giocoforza non possono per questo essere idilliaci. La mia interlocuzione si è sempre rivolta ai lavoratori che sono il nostro vero obiettivo, l’immobile non è un asset strategico, anche perché credo che nella zona di capannoni dismessi ce ne siano diversi».

Cosa può garantire ai lavoratori?

«Garantisco che ci sarà un grande impegno da parte nostra nell’intraprendere questa avventura, che il nostro gruppo investirà tempo e denaro sul vostro territorio e che tutti insieme, quotidianamente, cercheremo di creare ricchezza per noi e per i lavoratori. La ricchezza quella vera, non la si ruba a qualcun altro, la ricchezza non viene garantita da qualcuno, la ricchezza si crea con il lavoro e la dedizione quotidiana»

.Sembra fiducioso.

«Fino ad ora le sfide che abbiamo intrapreso hanno sempre avuto successo, ma nel mondo in cui operiamo, i mercati globali, nessuno ci garantisce nulla. E’ lo Stato assistenzialista che garantisce e lo fa accumulando debiti che dovranno pagare i nostri figli».(c)riproduzione riservata

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