Sanremo, 380 posti in platea. Insorge il mondo del teatro

Rocco Traisci,  

Sanremo, 380 posti in platea. Insorge il mondo del teatro

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Rocco Traisci. A pensare Sanremo come una potente macchina da soldi e basta si fa peccato, ma parafrasando un vecchio retropensiero andreottiano “spesso ci si azzecca”. Potrebbe succedere di tutto, anche un clamoroso rinvio o un posticipo a maggio. Ma l’orologio della polemica (ben venga, purché se ne parli) non si arresta di un nanosecondo, alla faccia del protocollo giudice supremo. Il festival che non piace a nessuno – ma che tutti guardano e che i musicisti agognano – si gode la tempesta perfetta, alimentando spaccature, opinioni e aspettative in overbooking. La puntuale congiuntura astrale “Sanremo sì, Sanremo no” si autogenera come ogni anno alla fine di gennaio, fagocitando hashtag, visibilità e titoli di giornali. Caschi il mondo (e non c’è dubbio che stia cascando), caschi la terra, Sanremo non perde mai una guerra. Certo, quest’anno non è in discussione il cast, la direzione artistica o il cachet degli ospiti. Magari. In un contesto generale che invita alla massima semplificazione e nel quale primeggiano campagna vaccinale, indice contagi e mettiamoci pure la crisi di governo, l’annuncio della riapertura dell’Ariston (platea con 380 posti) scatena l’inevitabile minaccia legale degli altri teatri, ai quali si aggiungono i gestori delle sale da cinema, i locali notturni, gli stadi e la ristorazione serale, tutti compatti in una battaglia di legittimità che li vede finora sconfitti a tavolino. Sanremo sarà pure Sanremo, ma fa parte come tutti del blocco “non essenziale”, dicono. Risposta da viale Mazzini: non ci sarà pubblico a invito e nemmeno pagante. La platea sarà formata da figuranti contrattualizzati Rai, con l’Ariston equiparato a uno studio televisivo che risolverebbe anche il dilemma del coprifuoco, da procrastinare fino alla chiusura dello show.Di buonsenso la linea del direttore artistico Amadeus, che si smarca da eventuali forzature e attacchi personali: “Sono sempre stato chiaro: o Sanremo si fa in sicurezza oppure non si fa. Se si posticipa a maggio non è Sanremo, ma il Festivalbar – riferisce al Corriere della Sera – Non vorrei passare per chi si è intestardito a farlo a tutti i costi, lo deve volere la Rai, la discografia e la città di Sanremo, altrimenti sembra il classico ‘armiamoci e parti’. Se alla partita di calcio gli togli il pubblico, le porte, otto giocatori e hai un pallone sgonfio forse è meglio rimandarla”. Per il momento non si registrano variazioni alla data del 2 marzo. “Il festival – riferisce la Rai – rispetta i livelli di sicurezza adeguati a tutti i programmi televisivi, stiamo lavorando per offrire ai telespettatori e agli artisti una gara vera…”, alludendo anche alla periodicità “una tantum” della manifestazione e alla sacralità degli sponsor. Per dirla alla Alberto Sordi: Sanremo è Sanremo e voi non siete un c***o. Tutto lavoro per il Tar.

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