Torre del Greco, rischia-tutto Palomba: nuova giunta senza dissidenti, il futuro in mano ai traditori dell’opposizione

Alberto Dortucci,  

Torre del Greco, rischia-tutto Palomba: nuova giunta senza dissidenti, il futuro in mano ai traditori dell’opposizione
Il sindaco Giovanni Palomba

Torre del Greco. Un summit con i «superstiti» della carovana del buongoverno per uscire dal tunnel della crisi. Con una nuova giunta e una nuova maggioranza, alleggerita della «zavorra» dei dissidenti. è la mossa della disperazione giocata dal sindaco Giovanni Palomba, pronto a fare «all in» per salvare la fascia tricolore conquistata tra scandali e inchieste a giugno del 2018.

L’incontro-chiave

Prima di procedere con il rimpasto – le prime nomine potrebbero arrivare già in giornata – il primo cittadino ha ricevuto nel salotto del suo appartamento di via monsignor Felice Romano i fedelissimi della sua coalizione per aggiornare gli alleati sull’esito delle trattative condotte con gli esponenti dell’opposizione. Chiara la volontà dello storico figlioccio della Dc all’ombra del Vesuvio: costruire una nuova squadra di governo cittadino senza i sette federati di palazzo Baronale. A costo di imbarcare i due consiglieri comunali della Lega – l’ex assessore ai lavori pubblici Luigi Mele e il «presidente-fantasma» della commissione trasparenza Mario Buono – in aggiunta all’immarcescibile Nello Formisano, già passato ufficialmente con Michele Langella e Lucia Vitiello. Conti alla mano, il primo cittadino potrebbe fare leva su 12 voti favorevoli in consiglio comunale, insufficienti a tirare avanti. Di qui, il pressing delle ultime ore su Alessandra Tabernacolo – ex capo di gabinetto di Ciro Borriello, oggi «separata in casa» con Fratelli d’Italia – e Antonio Spierto, il capitano di lungo corso tra i fondatori della federazione di liste civiche «Il Cittadino Ora Svolta».

La giunta-zoppa

Alla luce dei numeri, il sindaco potrebbe decidere di procedere con un rimpasto in due step: prima tre o quattro nomine per ripartire – la scelta ricadrebbe su nomi già «garantiti» da coppie di consiglieri comunali, come Enrico Pensati e Felice Gaglione – e poi le restanti alla luce delle «reazioni». Se il super-gruppo di dissidenti dovesse restare compatto, il primo cittadino punterebbe sull’inciucio con l’ex candidato sindaco del centrodestra. Altrimenti, le poltrone rimaste vuote potrebbero essere assegnate a chi dovesse decidere di scaricare la federazione di palazzo Baronale. Perché il «sogno» di Giovanni Palomba sarebbe scaricare tutti i dissidenti, ma già salutare i principali «traditori» della coalizione sarebbe un risultato gradito al mobiliere.

Il passo indietro

La paura di restare fuori dai giochi ha convinto, intanto, i dissidenti della maggioranza a chiarire come «il sindaco fino a oggi non ha mai perso la sua maggioranza numerica e politica» e come i componenti della federazione «non intendono rendersi complici di un inciucio nato senza fondamenti politici, ma con il solo obiettivo di “tirare a campare” e non potranno mai accettare di condividere un percorso con il candidato sindaco uscito sconfitto al ballottaggio». Parole ferme e decise, chiuse con un’apertura al rientro tra i ranghi: «I consiglieri comunali della federazione accetteranno di dialogare per risolvere l’attuale crisi cittadina esclusivamente con le forze politiche uscite vincitrici dalle elezioni comunali del 2018». Una disponibilità al dialogo, al momento, ignorata dal primo cittadino. A caccia di un ulteriore voto per il benservito ai dissidenti della maggioranza.

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