Crac Deiulemar, schiaffo ai banchieri: «Toghe imparziali, il processo resta a Torre Annunziata»

Ciro Formisano,  

Crac Deiulemar, schiaffo ai banchieri: «Toghe imparziali, il processo resta a Torre Annunziata»

Sulla carta non cambia nulla. Ma la decisione arrivata nelle scorse ore dalla Corte Europea dei Diritti Umani potrebbe rappresentare un altro passo importante verso il recupero dei 363 milioni di euro sequestrati qualche anno fa. Si perché la Cedu ha respinto il ricorso di Bank of Valletta sulla legittimità del procedimento, aperto a Torre Annunziata, tra l’istituto di credito e la Curatela della Deiulemar compagnia di navigazione, il colosso armatoriale fallito nel 2012 che ha messo in ginocchio 13.000 famiglie di risparmiatori. Le stesse famiglie che hanno investito nelle casse dell’impresa qualcosa come 800 milioni di euro spariti nel nulla. Una parte di quei soldi, però, sarebbe finito in trust e scatole cinesi nascoste proprio nelle casseforti della banca maltese. Un sospetto che ha dato il via ad un procedimento attorno al quale ballano qualcosa come 363 milioni di euro tra beni, conti e partecipazioni societarie. Una causa che da tempo tormenta il sonno dei banchieri di Bov, pronti persino a proporre un accordo alla curatela della società di fatto – una delle costole del crac – per riuscire a evitare una perdita drammatica per le casse dell’istituto. Proposte rispedite al mittente. Nel frattempo, però, è stato presentato un altro ricorso alla Cedu sostenendo, in sintesi, che il tribunale di Torre Annunziata potesse essere influenzato, nel giudizio, dalle pressioni degli obbligazionisti. Nel procedimento si è costituita la curatela fallimentare, rappresentata dall’avvocato Monica Ceravolo. La bocciatura della Cedu si somma alle “sconfitte” incassate da Bov in merito alla questione sulla giurisdizione, sulla competenza territoriale, sulla ricusazione del giudice e sul reclamo contro il famoso sequestro.  Una serie di pronunce contrarie alla banca che alimentano l’ottimismo, cauto, dei rappresentanti dei creditori. Il processo contro Bov, infatti, rappresenta la madre di tutte le cause per gli obbligazionisti messi al tappeto dal fallimento dell’ex compagnia di navigazione. Una causa che potrebbe riportare all’ombra del Vesuvio circa la metà dei risparmi spariti nel nulla con il crac della primavera 2012. Ovviamente occorrerà attendere i vari gradi di giudizio e i tanti risvolti processuali. Sullo sfondo di questa vicenda si innestano, come detto, anche i tentativi di mediazione che la banca sta portando avanti in maniera parallela rispetto alle altre cause volte a bloccare il sequestro. Offerte che potrebbero crescere già nei prossimi mesi. Anche perché i vertici della banca – nella quale è coinvolto anche il Governo maltese – sono seriamente preoccupati dai possibili effetti del procedimento in corso. Una preoccupazione rimarcata anche dalle comunicazioni ufficiali di questi mesi e dalle relazioni per i soci. Un braccio di ferro ancora lungo dal quale potrebbe dipendere una fetta importante del destino degli obbligazionisti di Torre del Greco.

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