Meta. Turista stuprata in albergo. Il pm: «Nessuno sconto». Chiesta la conferma delle 5 condanne

Salvatore Dare,  

Meta. Turista stuprata in albergo. Il pm: «Nessuno sconto». Chiesta la conferma delle 5 condanne

Niente sconti. Per i cinque ex dipendenti del Mar hotel Alimuri di Meta bisogna confermare le condanne emesse in primo grado dal Tribunale di Torre Annunziata. E’ questa la requisitoria della Procura generale del Tribunale di Napoli che – nelle battute finali del processo di appello per i ragazzi accusati di aver stuprato una turista inglese nell’albergo – si scontra ovviamente con le tesi difensive degli imputati. Ieri, la discussione dei legali è entrata nel vivo. Si punta su alcuni punti fermi già ribaditi in primo grado che però non hanno portato ad un dispositivo di assoluzione. Ovvero: per gli imputati e i loro legali, i rapporti sessuali con Anna (nome di fantasia per tutelare la privacy) furono assolutamente consenzienti e non vennero mai utilizzate sostanze stupefacenti o psicotrope. Una ricostruzione che cozza con le tesi sostenute con vigore dapprima dagli agenti del commissariato di polizia di Sorrento che eseguirono le indagini e poi dai magistrati di Torre Annunziata che hanno inflitto dure condanne agli imputati. Nel dicembre 2019, al termine del processo di primo grado, Antonino Miniero, Davide Gennaro Gargiulo, Fabio De Virgilio, Raffaele Regio e Ciro Francesco D’Antonio – originari di Vico Equense, Torre del Greco, Portici e Massa Lubrense – incassarono pesanti condanne. Nel dettaglio: nove anni Gargiulo, otto Miniero e De Virgilio, sette D’Antonio quattro a Regio (la Procura chiese nove anni a testa). Tutti gli imputati sono tuttora agli arresti domiciliari. L’obiettivo dei difensori è perlomeno far ridurre le pene comminate agli ex dipendenti dell’albergo. Puntano a far cadere le aggravanti relative all’utilizzo di stupefacenti. Difesi dagli avvocati Francesco Tiriolo, Mario Rosario e Alfredo Romaniello, Mauro Amendola e Francesco Iaccarino, i giovani – come già accaduto in primo grado – dicono sempre e comunque che non si trattò di stupro condito da droghe. Il processo di appello verte anche alle relazioni firmate dal super consulente nominata dal Tribunale di Torre Annunziata, la tossicologa forense Sabina Strano Rossi, la quale ritenne improbabile che alla donna fossero state somministrate droghe o sostanze psicotrope. Motivo? La consulente ripetette le analisi delle urine della donna utilizzando il campione prelevato in Inghilterra. Strano Rossi evidenziò solo la presenza del metabolita dell’etanolo. Assenti tracce riconducibili a “droga dello stupro” o sostanze psicotrope. Ciò, a detta della tossicologa, confermò solo che la donna assunse alcolici in un periodo compreso tra le 12 e le 72 ore precedenti al prelievo effettuato in Inghilterra e, quindi, in un arco temporale che coincide con la notte incriminata. Ma non si può stabilire il quantitativo di sostanze alcoliche ingerite né l’ora dell’assunzione. Ora il prossimo 8 febbraio i legali degli imputati concluderanno le discussioni e successivamente ci saranno la camera di consiglio e la lettura della sentenza.

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