Scavi di Pompei, scoperta sensazionale al processo: la villa di un senatore ancora sepolta

Ciro Formisano,  
Salvatore Piro,  

Scavi di Pompei, scoperta sensazionale al processo: la villa di un senatore ancora sepolta

Sotto il tunnel dei tombaroli potrebbe nascondersi la più grande villa romana mai ritrovata a Pompei. Una dimora imponente sviluppata su oltre 1000 metri quadrati che potrebbe regalare all’umanità altre scoperte straordinarie legate alla vita prima dell’eruzione del Vesuvio.

Tutto merito delle indagini condotte dalla Procura di Torre Annunziata che hanno dato vita ad uno dei cantieri archeologici più importanti del pianeta. Dai cavalli al letto, dai ricami agli scheletri di chi quel giorno provò a scappare alle colate di fango e lava. Una tomba di storia profanata dai ladri che nel tempo hanno scavato cunicoli e corridoi sotterranei per razziare qualsiasi cosa.

Ieri mattina, nel corso del processo ai presunti tombaroli che si celebra al tribunale di Torre Annunziata, hanno testimoniato due consulenti della procura. Un archeologo e un architetto che hanno visitato quei tunnel scavati nella roccia scoprendo l’ultimo tesoro sepolto della antica Pompei.

In aula sono state mostrare una lunga serie di immagini inedite. Fotogrammi catturati con una laser-cam che ha consentito agli studiosi e ai carabinieri di scoprire cosa si nascondesse sotto le buche e i passaggi segreti aperti dai tombaroli.

Dalla deposizione resa dagli esperti – incalzati dalle domande del procuratore aggiunto Pierpaolo Filippelli – è emerso il sospetto scientifico che sotto quel fondo ai confini tra Boscoreale e Pompei possa nascondersi la più imponente dimora romana mai ritrovata in questa zona.

L’analisi di scavi e delle immagini in 3D ha accertato, infatti, la presenza di un orto, di un grande portico e di altri spazi che lasciano aperta l’ipotesi che potesse trattarsi di una dimora appartenuta a un generale o a un senatore romano. E l’attività condotta dalla Procura di Torre Annunziata capace di bloccare la razzia dei banditi – non solo ha portato alla luce un’infinita serie di reperti e la possibilità di scoprirne altri, ma ha anche fermato la distruzione di opere di pregio realizzata dai tombaroli. E’ stato, infatti, accertato che l’attività di chi ha creato i cunicoli – come ribadito ieri nel corso dell’ultima udienza del processo – ha danneggiato numerosi reperti di pregio, tra cui anche i resti di alcuni scheletri. Gli scavi sono tutt’ora in corso e anche alla luce dei sospetti rilanciati in aula, da quei cunicoli potrebbero venire fuori nuove clamorose scoperte capaci di ricostruire la vita all’ombra del Vesuvio oltre 2000 anni fa.

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