Affare droga, il patto tra camorra e mafia: in cella il ras del clan Gallo di Torre Annunziata

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Affare droga, il patto tra camorra e mafia: in cella il ras del clan Gallo di Torre Annunziata

Da Torre Annunziata a Malta passando per Catania. E’ la nuova rotta dello spaccio dipinta tra le pagine dell’inchiesta che all’alba di ieri ha portato all’arresto di 20 indagati (10 in carcere e altri 10 ai domiciliari). Un’indagine, quella coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, che squarcia i veli sull’ennesimo patto d’affari tra mafia e camorra. Un accordo che vede protagonista due cosche ricche e potenti. Da un lato il clan Cappello, organizzazione con base nel capoluogo etneo e ramificazioni in tutta la Sicilia. Un sodalizio che si divide il monopolio degli affari illeciti nella parte orientale della regione assieme agli eredi di Nitto Santapaola, il boss di Cosa Nostra che ha firmato anche le stragi di mafia. Dall’altro i Gallo-Cavalieri di Torre Annunziata, il sodalizio criminale con base all’ombra del Vesuvio in lotta con i Gionta e specializzato nel traffico di droga. L’anello di congiunzione tra questi due mondi si chiama Franco Genovese, 60 anni di Torre Annunziata e ritenuto legato proprio alla cosca dei Gallo. E’ lui, secondo le accuse della Dda contenute nel provvedimento cautelare eseguito all’alba di ieri, il promotore di uno dei sodalizi criminali specializzati nella compra-vendita di droga scoperti dagli inquirenti. Genovese, secondo la ricostruzione dei pm, avrebbe acquistato «partite di hashish da trasferire prima in Sicilia» e «successivamente a Malta», ribadisce in una nota il comando provinciale della guardia di finanza di Napoli che ha condotto le indagini assieme ai colleghi di Salerno, Caserta, Catania, Torino e Varese. A Malta, l’isola del Mediterraneo nota come paradiso fiscale e meta per i traffici delle organizzazioni criminali, Genovese avrebbe fatto leva su un suo «associato» al quale era delegato il compito di «immettere gli stupefacenti sul mercato». Un’inchiesta che conferma i sospetti venuti fuori, in questi anni, anche da altre indagini. Fascicoli che hanno posto l’accento sull’esistenza di legami commerciali proprio tra i narcos della camorra di Torre Annunziata e i mafiosi siciliani. Un filo che da decenni unisce le due organizzazioni. Ma l’inchiesta della Dda ha portato alla luce anche altri due gruppi di narcos con basi a Scampia e Secondigliano, i quartieri diventati simbolo del regno di Gomorra. I finanzieri, infatti, hanno individuato anche un gruppo legato mani e piedi alla famiglia Manzi-Dannier, dinastia a sua volta vicina al clan Di Lauro. Sempre i finanzieri del Gico hanno scoperto un asse tra la camorra della periferia di Napoli e i cartelli spagnoli, tirando in ballo altre famiglie della criminalità campana che avrebbero messo le mani sull’affare droga grazie a broker e narcos di Scampia. Una mega-operazione durata diversi anni che ha portato al sequestro  complessivo di 576 chili di hashish, 11 di cocaina. E di oltre 166.00 euro in contati. Una piccola fetta, secondo gli inquirenti, dell’enorme business costruito dalle cosche grazie agli stupefacenti. Un affare gigantesco nel quale Torre Annunziata ricopre ancora un ruolo centrale, nonostante gli arresti e le inchieste che in questi anni hanno decimato i vertici delle cosche.

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