Dalla Cgil Campania monito al premier Draghi: “Creare occupazione al Sud”

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Dalla Cgil Campania monito al premier Draghi: “Creare occupazione al Sud”

Subito dopo aver avuto l’incarico dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, il premier incaricato Mario Draghi ha espresso la volontà di incontrare, oltre alle forze politiche, anche le forze sociali.

Nicola Ricci, segretario regionale della Cgil Campania, come giudica quest’apertura di credito nei vostri confronti? «La prima dichiarazione che Draghi ha fatto non era scontata ed è stata per noi importante. Nell’esprimere le priorità richiamate da Mattarella, relative all’emergenza socio sanitaria ed economica, non era scontato che dicesse di voler dialogare con le parti sociali. Un fatto positivo, dunque, ma ora dobbiamo fermarci e dobbiamo vedere nel merito cosa succede»

Ha qualche timore?

«Quando entriamo nel campo della politica che ha fatto 67 governi in 70 anni bisogna essere per forza cauti. Non è che un governo tecnico o dell’uomo forte possa pensare di fare a meno della politica. In Parlamento ci sono i partiti politici: e un governo tecnico o istituzionale dovrà avere la fiducia».

Sembra che si vada verso un esecutivo che possa andare da LeU alla Lega. La convince questa opzione?

«Un governo di solidarietà nazionale deve essere valutato bene. Certo è che quel laboratorio che può nascere tra Pd, Cinque Stelle e LeU, che fa riferimento a un un riformismo e di centrosinistra, non mette le condizioni per imbarcare tutti».

Draghi ha parlato spesso di Sud e di Mezzogiorno. Per voi sono parole chiave?

«Non so se si tratterà, come del precedente, di un piano di resilienza o ripresa, ma andrà presentato entro il 20 febbraio e ricevere ad aprile un riscontro per le anticipazioni. Deve rimettere in moto lo sviluppo che guardi al Mezzogiorno, sapendo bene che le risorse dell’Europa sono fatte per favorire le zone più svantaggiate e noi siamo svantaggiati».

Tutti parlano di questi 209 miliardi di euro che arriveranno dall’Europa. Lei cosa ne pensa.

«Guardi c’è un altro tema da approfondire. Mentre noi le altre risorse in Italia, quelle che abbiamo ricevuto dai fondi europei, in qualche modo erano legate alla capacità della spesa e della certificazione, qui la situazione è diversa».

Si spieghi meglio.

«Con i fondi europei come li conoscevamo fino ad ora presentavi i progetti, certificavi e ottenevi i soldi anche se non riuscivi a completarli fino al limite della tua spesa. I 209 miliardi del recovery fund, invece, vengono assegnati solo se raggiungi gli obiettivi. Se dici che devi portare a occupare 100mila giovani, allora otterrai il finanziamento. Le faccio un esempio pratico: se decidi che devi fare, in un anno, l’alta velocità tra Napoli e Bari, i soldi li prendi quando il treno arriva a Bari. Sono stato chiaro?»

Cristallino. Voi cosa chiederete a quel tavolo?

«Che vi sia un governo forte che governi e con obiettivi chiari e che li concordi con le parti sociali. Giovani, politiche di genere e Mezzogiorno sono i settori strategici. Quando parliamo di Sud parliamo anche e soprattutto di sanità. Lì c’è un grosso lavoro da fare. Usciti dal commissariamento abbiamo 15mila addetti in meno, meno infrastrutture, meno edilizia sanitaria, scarsa qualificazione. Si è data un’impostazione ospedalicentrica con grandi eccellenze e grandi nomi ma, alla fine questo sistema si è rivelato un imbuto. Prima del Covid c’era un imbuto senza che funzionasse la medicina territoriale, quando abbiamo schiacciato tutto sul Covid, l’imbuto è rimasto ma abbiamo abbandonato tutto il resto».

Ci sono delle priorità ovviamente?

«Giovani e donne. Le donne sono le più colpite da questa crisi e creare occupazione significa aumentare l’innovazione tecnologica e dell’impresa. I fondi arriveranno ma per la programmazione ci vuole una classe dirigente e funzionari con alta preparazione. Non dimentichiamo che nel 2021/22 usciranno dai comuni i dipendenti assunti con la 285. Non dimentichiamo nemmeno che abbiamo un problema nel problema: rispetto alla grande città di Napoli, la periferia e le aree metropolitane hanno livelli più alti di disuguaglianza».

Il nodo resta il lavoro.

«E’ una pregiudiziale: tutte queste risorse devono creare occupazione. Lo dice l’Europa: se non capiamo quanta occupazione si crea saremo sempre dimenticati. E questo non deve accadere».

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