Aggressione al trans a Torre del Greco, le botte dopo la rapina: c’erano anche 2 donne

Alberto Dortucci,  

Aggressione al trans a Torre del Greco, le botte dopo la rapina: c’erano anche 2 donne
L'aggressione shock a Torre del Greco

Torre del Greco. La brutale aggressione a calci e pugni sarebbe scattata per «vendicare» una rapina andata a vuoto: a 24 ore dalla diffusione via social delle immagini relative all’aggressione shock a un trans del quartiere Leopardi, arriva la prima svolta investigativa su una vicenda capace di scatenare rabbia e indignazione. I fatti risalgono allo scorso 31 gennaio, quando la vittima del raid intorno alle 22.30 stava percorrendo via Nazionale per fare ritorno a casa. Secondo la ricostruzione delle forze dell’ordine, il trans sarebbe stato avvicinato da un branco composto da 5 giovani – tre uomini e due donne – a bordo di un’auto. Obiettivo del commando: la borsetta portata a tracolla dal trans. Dopo la rapina fallita a causa della resistenza della vittima, sarebbe scattata l’aggressione: prima gli insulti, poi i calci e i pugni e la successiva fuga a bordo di un’auto. Insomma, il video diffuso via social – in tutto 9 secondi – sarebbe solo l’epilogo di un raid durato diversi minuti. Gli investigatori – il caso è affidato ai carabinieri della caserma Dante Iovino, coordinati dal capitano Andrea Leacche – hanno già acquisito le immagini di vari impianti di videosorveglianza per provare a risalire ai componenti del commando. Intanto, la stessa vittima dell’aggressione – attraverso un video pubblicato sul proprio account Tik Tok – ha voluto rassicurare i «fans» sulle proprie condizioni di salute e raccontare l’episodio: «Sono andata all’ospedale perché avevo un forte dolore al gomito – il racconto della vittima del raid -. Ho un vasto ematoma procurato dalle botte. Al momento dell’aggressione ho gridato, ma nessuno è intervenuto. Ho pianto, mi sono disperata: non sono cose accettabili, non c’è rispetto per nulla». Nessuna allusione, invece, al tentativo di rapina. «Avessi preso in giro i ragazzi, lo confesserei – la delusione diffusa in rete – Non è successo nulla di tutto ciò, sono stata aggredita senza una spiegazione». Parole per provare a chiudere l’ennesima pagina nera di bullismo e microcriminalità all’ombra del Vesuvio, su cui ora indagano i carabinieri della caserma Dante Iovino.

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