Cure post-Covid: Campania maglia nera, da De Luca zero esenzioni

Vincenzo Lamberti,  

Cure post-Covid: Campania maglia nera, da De Luca zero esenzioni
foto Massimo Pica

Il Covid ha avuto un effetto devastante sulla sanità italiana e, a catena, su quella delle Regioni. Ma non c’è solo la parte relativa ai contagi, alle cure, ai ricoveri e alla prevenzione ad incidere sui bilanci dello Stato, delle regioni e delle famiglie. C’è un altro aspetto che, per molti mesi è stato sottovalutato. Si tratta di tutte quelle migliaia di persone che, dopo aver contratto il coronavirus sono guarite ma hanno ancora gli strascichi e gli effetti delle conseguenze sul loro fisico debilitato. Polmoni, cuore, reni sono finiti sotto attacco di un virus che, anche se sconfitto, lascia pesanti cicatrici sulla convalescenza. Patologie croniche, rischi di recidiva che i medici di base devono tenere sotto controllo e i pazienti, ormai fuori dall’incubo Covid devono sopportare e superare. Ma chi paga queste cure? La Lombardia, la Valle d’Aosta, l’Emilia Romagna, la Liguria, la Toscana, le Marche e le province autonome di Trento e Bolzano hanno subito predisposto un codice di esenzione che viene incontro a chi, pur avendo sconfitto il virus, deve comunque sostenere i costi delle cure. E la Campania? Quella che nella propaganda della Regione è prima in tutto, sulle esenzioni latita. “E’ vero – sostiene Lorenzo Medici, della Cisl Campania – molte regioni tra cui ad esempio la tanto bistrattata Lombardia hanno dato esenzione dei tamponi e di test sierologici e delle cure. La regione Campania per chi ha avuto il Covid ha fatto poco. E noi da tempo appoggiamo l’idea di un allargamento delle esenzioni. Chi ha avuto la sfortuna di avere il Covid deve fare i conti con una riabilitazione che dovrebbe essere in esenzione rispetto alla tragedia planetaria che stiamo vivendo”. Anche perché il rischio si chiama sperequazione sociale: “Il ricco – sostiene Lorenzo Medici – può chiamare il fisioterapista a casa e fa riabilitazione respiratoria, chi non ha soldi si aggrava perché le conseguenze di questa malattia non si chiudono con la negatività ai test”. Le evidenze cliniche, ad esempio, dimostrano che chi ha avuto il coronavirus trascina anche dopo due sintomi evidenti: il fiato corto e l’assoluta mancanza di forze. Così come si è visto che chi ha avuto l’infezione può avere anche complicanze ai reni, ai polmoni e al cuore oltre che al sistema nervoso. Tutte patologie che rendono necessario un percorso di cura e di assistenza che si prolunga nel tempo. Ma come funziona, nelle regioni che lo hanno adottato, il sistema delle esenzioni? In alcune aree, ad esempio, la presa in carico è riservata alle persone precedentemente ospedalizzate per Covid che abbiano sviluppato una polmonite. L’utente, dopo, dovrà registrare presso l’anagrafe sanitaria l’esenzione temporanea sul libretto sanitario. Il bonus, in alcune regione, ha una durata di dodici mesi dalla diagnosi accertata, rinnovabile per altri dodici. In altre regioni, tipo l’Emilia Romagna, la sospensione del pagamento del ticket non ha scadenza. Sono poi beneficiari dell’esenzione dalla spesa per l’assistenza sanitaria, nei tre mesi successivi al contagio, tutti i cittadini che presentano sintomi debilitanti dopo l’infezione e che risiedono nelle province autonome. In Campania, invece, solo silenzio. Chi riesce a guarire dal Covid da solo deve fare in modo di organizzare la sua riabilitazione. Deve pagare di tasca sua farmaci e professionisti ai quali si rivolge. Perché accada ciò nella regione che secondo De Luca è prima in tutto nella guerra al Covid non è dato sapere. Una situazione che si somma alla drammatica fotografia del comparto sanitario: “Anzitutto abbiamo almeno 15000 operatori della sanità in meno – accusa Lorenzo Medici della Cisl – E anche i contratti che dovevano essere riallineati a un minimo di 36 mesi per renderli competitivi con quelli delle altre regioni non sono stati riallineati. Un’altra questione, poi, sono gli ospedali: abbiamo impollinato tutti gli ospedali della regione con reparti covid: un contagio nelle strutture sanitarie, che ha bloccato l’attività in elezione ordinaria. Non dimentichiamo che, in questi casi, le malattie tempo dipendenti, come quelle oncologiche, rischiano di mettere a repentaglio la vita del paziente”.

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