Mercato dei fiori a Torre Annunziata, dietrofront del sindaco: atti annullati

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Mercato dei fiori a Torre Annunziata, dietrofront del sindaco: atti annullati

Non ci sarà uno scontro in tribunale. Il Comune fa dietrofront e decide di revocare, in «autotutela», l’atto della discordia firmato da Nunzio Ariano, l’ex dirigente arrestato, a dicembre, con l’accusa di induzione indebita. A poco  meno di una settimana dalla nota con la quale la Soprintendenza di Napoli ha bocciato il progetto per le realizzazione del nuovo mercato dei fiori di Torre Annunziata nell’area ex Metalfer, arriva la risposta del Comune con un’altra determina, stavolta firmata dai dirigenti Alfonso Donadio e Luigi Gaglione. Un atto col quale il Comune di fatto mette una toppa alle gravi critiche sollevate dalla Soprintendenza «procedendo – si legge nella determina – all’annullamento d’ufficio» del precedente documento per consentire «alla Soprintendenza il suo prezioso e fattivo contributo». Ma andiamo con ordine. Il 27 marzo del 2019 viene firmato il contratto tra la “Gaia Florum” di Vincenzo Malafronte e la Regione. L’impresa, con sede a Torre Annunziata, ha partecipato al bando per la riconversione dell’ex area industriale. Un progetto presentato in pompa magna con tanto di dichiarazioni entusiastiche del Governatore, Vincenzo De Luca. A dicembre 2020 il Comune approva il verbale di conferenza di servizio, uno degli atti prodromici alla realizzazione dell’opera. A firmare quel documento è Nunzio Ariano, dirigente che qualche giorno dopo, il 28 dicembre, verrà arrestato con l’accusa di induzione indebita. I finanzieri lo hanno bloccato con in tasca una mazzetta da 10.000 euro. Il sindaco annuncia che gli atti del dirigente – oggi in carcere a Poggioreale – verranno messi ai raggi X. Tutti, eccetto uno, quello relativo al progetto per la realizzazione del Mercato dei Fiori. Qualche giorno fa, infatti, è arrivata la doccia gelata. La Soprintendenza, con una nota che lascia poco all’immaginazione, ha aspramente criticato l’atteggiamento del Comune, dichiarando quella conferenza dei servizi in «contrasto con la determinazione resa» dalla stessa Soprintendenza «a settembre del 2020». «La proposta – scrive la Soprintendenza – non è conseguente all’approvazione di un piano d’insieme che indirizzi la riqualificazione dell’intera area industriale». E siccome «nell’area sono già in atto altri cantieri aperti in deroga alle volumetrie (le cubature future dovranno essere il 40% di quelle dismesse), è necessario inquadrare le scelte generali di sviluppo in una visione d’insieme». Il progetto, così come è, sarebbe in aperto contrasto con i tanti altri piani di riqualificazione urbana (tutti mai attuati) per l’ormai ex zona industriale di Torre Annunziata. Un’area teatro di una marea di fallimenti, da metà anni ’90 ad oggi. «Sovente si riscontra il tentativo da parte del Comune di Torre Annunziata di portare avanti nell’area iniziative differenziate senza attivare un programma organico di riassetto territoriale, in una situazione di estrema inadeguatezza dello strumento di controllo del territorio visto che il Piano regolatore vigente risale al 1972», scrive ancora la Soprintendenza in quella nota parlando di «violazione del leale principio di collaborazione». E non solo, i vertici della Soprintendenza hanno persino minacciato di portare la questione davanti ai giudici del Tar se il Comune non avesse annullato quell’atto. Ascione, a questo punto, avrebbe avuto due strade: difendere il provvedimento del dirigente arrestato o tornare sui suoi passi. Suggerito forse anche da qualche esperto di diritto amministrativo il sindaco e la sua squadra di dirigenti hanno deciso di cancellare quel documento. Adesso andrà riaperta la conferenza dei servizi e bisognerà ricominciare da capo valutando, assieme alla Soprintendenza, la reale portata dell’opera e l’assenza di conflittualità con altri progetti già in cantiere per quella zona.

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