Minacce social e veleni a Torre del Greco, Ciavolino replica a Mele: «Dietro l’inciucio solo affari privati»

Alberto Dortucci,  

Minacce social e veleni a Torre del Greco, Ciavolino replica a Mele: «Dietro l’inciucio solo affari privati»
Valerio Ciavolino, Giovanni Palomba e Luigi Mele

Torre del Greco, l'ultimo delirio via chat di Mele: «Buttiamo anche Borriello e Ciavolino nella monnezza»
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Torre del Greco. Da qualche giorno è a casa, in isolamento fiduciario dopo essere entrato in contatto con un positivo al Covid-19. Ma la notizia dell’ultimo delirio social del «trasformista» Luigi Mele è arrivata sul suo smartphone già alle prime luci del mattino: «Sono stato avvisato da alcuni amici via sms – racconta Valerio Ciavolino, già sindaco dal 2004 al 2006 e oggi spina nel fianco di Giovanni Palomba in consiglio comunale -. Poi ho scaricato l’edizione digitale di Metropolis Quotidiano e ho letto tutto». Ovvero, l’attacco violento dell’ex leghista saltato sulla carovana di palazzo Baronale: «Sei mesi e andiamo a buttare anche Ciro Borriello e Valerio Ciavolino nella monnezza», lo sberleffo condiviso con i nuovi alleati. «Non mi sorprende, vista la caratura politica del personaggio – la prima reazione dell’ex enfant prodige del centrodestra – Evidentemente, i video e le foto pubblicate sul mio profilo social per mostrare il disastro provocato dalla mancata raccolta dei rifiuti hanno colto nel segno: la città è abbandonata al degrado, vittima di giochi di potere finalizzati solo al perseguimento di interessi personali». Insomma, dietro l’inciucio tra i tre candidati a sindaco alle elezioni del 2018 – Giovanni Palomba, Luigi Mele e Nello Formisano – non ci sarebbe il decantato «bene di Torre del Greco», anzi. «L’ex senatore prima ristampa il libro bianco per riportare alla memoria gli scandali della Dc cara a Giovanni Palomba e poi si allea con il primo cittadino – chiosa Valerio Ciavolino – mentre Luigi Mele prima spara sentenze sull’attuale amministrazione comunale fino a metà gennaio e poi corre in suo soccorso. Evidentemente, ci devono essere ragioni forti per mettere insieme tre storici nemici e non mi sorprenderebbe fossero legate proprio al business Nu». Parole destinate a rinfocolare le polemiche in municipio: «Finita l’isolamento fiduciario valuterò con i miei legali l’eventualità di presentare querela per la minacce via chat», chiosa l’ex primo cittadino.

La gaffe della toga

Sullo scambio di «battute» all’interno del gruppo WhatsApp di maggioranza si è espressa pure l’ex vicesindaco Romina Stilo, oggi seduta tra i banchi dell’opposizione e pronta a sottolineare sia la «notoria arroganza» di Luigi Mele sia la «scarsa sensibilità» della collega Luisa Liguoro: «Sono indignata e basita per la posizione del presidente dell’ordine degli avvocati di Torre Annunziata – l’amara riflessione dell’ex delfina di Ciro Borriello -. Rispondere con un equivoco “solo” alle affermazioni di Luigi Mele è un atteggiamento gravissimo. Le inaccettabili frasi intimidatorie del fresco rinforzo della maggioranza, pronto a buttare “nella monnezza” due ex sindaci, rimandano a metodi di eliminazione dell’avversario politico da stigmatizzati con fermezza: sconvolge come né il sindaco in qualità di garante della legalità né il consigliere comunale Luisa Liguoro, pure presidente di una stimata classe professionale, abbiano preso le dovute e necessarie distanze da un messaggio carico di violenza e odio».

Il silenzio di Palomba

Il primo cittadino non commenta ufficialmente l’episodio, ma il suo pensiero è racchiuso nell’ultimo messaggio inviato sul gruppo WhatsApp della maggioranza: «Evitate di scrivere per non fare beare chi è sempre…». Punto, fine. Come direbbe Totò: «Ho detto tutto».

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