Penisola sorrentina. Boxlandia, speculazione d’oro: 100 milioni di affari sul cemento, denuncia Wwf

Salvatore Dare,  

Penisola sorrentina. Boxlandia, speculazione d’oro: 100 milioni di affari sul cemento, denuncia Wwf

Un business milionario, di almeno cento milioni di euro nel giro di una ventina d’anni. E’ quello legato a Boxlandia, il fenomeno che in penisola sorrentina – a seguito dell’approvazione della famigerata legge regionale 19 del 2011, che consente di derogare al Put con previsioni sconfessate a più riprese da giustizia amministrativa, penale e Consulta – ha portato a sventrare decine e decine di agrumeti e giardini per fare posto a colate di cemento con la costruzione di parcheggi interrati e posti auto da rivendere sul mercato privato. E’ il Wwf Terre del Tirreno a rimarcare il business e sollecitare nuovi interventi della magistratura. Perché tuttora, nonostante sia stata fissata una linea giurisprudenziale chiara con la tutela del paesaggio e l’obbligo di ripristinare il verde al di sopra delle aree di sosta, vi sono in tutta la penisola sorrentina numerosi progetti e opere che appaiono, a detta del presidente degli ambientalisti Claudio d’Esposito, chiaramente irregolari.

Ci sono quattro parking nel mirino a Sant’Agnello, il progetto che prevede un’area di sosta a San Michele a Piano di Sorrento con tanto di fondi regionali a disposizione, oltre che interventi non regolari – giudicati così dal Wwf – a Sorrento e Vico Equense. «Al posto degli storici fondi agricoli, degli agrumeti, dei noci, ciliegi e ulivi secolari, sono apparsi enormi baratri, dove costruire “scatole in cemento armato” e parcheggiarvi le auto, con la promessa di ripristinare, successivamente, sopra al baratro, il paesaggio violato: uguale a prima, con gli stessi alberi per “numero, specie ed età” pena, in caso di inottemperanza, l’immediata acquisizione dell’intera opera al Patrimonio Comunale. Ma il fantomatico “velo” di terreno promesso in molti casi non è mai apparso, E dove c’è sono stati piantati sparuti e risibili alberelli di limone, spesso seccati dopo l’impianto» spiega d’Esposito. Un’eccezione in tutto ciò è l’Oasi in città, progettata dal Wwf e realizzata a Sant’Agnello, «che ha dimostrato che, se solo si fosse voluto, si sarebbe quantomeno potuto ricreare un po’ di natura in città». In tutta la penisola, da Massa Lubrense a Vico Equense, «nonostante palesi e gravi difformità i box sono stati illegittimamente venduti ai privati, ma del verde promesso nemmeno a parlarne. A Sorrento si aspetta da anni che venga concesso l’utilizzo pubblico delle aree di superficie dei parcheggi privati, come condizione obbligatoria delle licenze rilasciate» continua la nota degli ambientalisti. «Eppure le plurime sentenze del Tar, del Consiglio di Stato, di Cassazione, della Corte Costituzionale e della giustizia Penale, che in due decenni hanno chiarito la corretta applicazione delle norme e l’errata interpretazione della legge 19/01, parrebbero essere sfuggite a chi ancora si impegna a distruggere giardini e terreni?». Non finisce qui: «Il giro di affari messo in atto nella sola penisola sorrentina è stato pari a diverse centinaia di milioni di euro. E ora che il mercato è saturo diversi imprenditori si sono già spostati nell’altra costiera, quella amalfitana, dove un solo box auto lo si può piazzare anche a 150.000  euro» conclude il Wwf.

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