Bellugi, ultimo eroe del calcio romantico. Giocò nel Napoli di Vinicio

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Bellugi, ultimo eroe del calcio romantico. Giocò nel Napoli di Vinicio

Era bravo con i piedi, nonostante il ruolo. Ed era matto come tutti i difensori bravi, che si prendono beffa degli attaccanti con dribbling e pallonetti. Boninsegna, suo compagno di squadra all’Inter, impallidiva dopo ogni azzardo: “Se perdi palla e ci fanno gol ti ammazzo”, gli diceva. “Dovresti riuscire a prendermi, Boninba” rispondeva lui, Mauro Bellugi, al quale non difettava certo la lingua tagliente.
Un “ganassa” toscano trapiantato a Milano, tutto bar e aneddoti da spogliatoio, burlone e irridente anche fuori dal campo, anche fuori dagli studi televisivi, di cui era assiduo frequentatore, anche fuori da ogni speranza come il maledetto giorno che gli giunse la proposta choc: “Mauro, dobbiamo amputare gli arti inferiori. Che vuoi fare, acconsenti?”, lo gelò il primario dell’ospedale Niguarda, dove era stato ricoverato il 4 novembre per covid e successivamente per una trombosi ai vasi capillari. “Una proposta migliore non ce l’hai, doc?”, domandò, fiero e geloso della gamba destra che fece gol al Borussia Monchengladbach agli ottavi di coppa campioni nel ‘71. Il suo unico gol in carriera. E che carriera: Bellugi era cresciuto nelle giovanili dell’Inter fino a scalare le gerarchie nerazzurre, prendersi la maglia numero 5 e una villa a Stintino come ingaggio. La sua Inter era quella di Facchetti e Burgnich, Jair e Sandro Mazzola, Corso e Boninsegna. Fu anche lo stopper del Bologna e protagonista della brillante spedizione italiana al mondiale in Argentina nel ‘78, che vide l’Italia battere la seleccion e poi arrendersi solo al Brasile nella finalina per il terzo posto. L’anno successivo arrivò al Napoli dell’ultimo Vinicio, salvo grazie ai gol di Oscar Damiani. Di Bellugi hanno un gran ricordo anche alla Pistoiese, dove giocò l’ultimo campionato in serie A e una breve parentesi da allenatore.
“Ho deciso di operarmi solo per amore di mia moglie Lory e mia figlia Giada, senza di loro non avrebbe avuto senso vivere”, disse a Barbara D’Urso durante una diretta dal letto d’ospedale. La sua storia è stata una delle più atroci della pandemia e delle conseguenze del virus, un calvario inseguito dai talk show, raccontato dai giornali, vissuto con sbigottimento dopo quattro mesi di alti e bassi, nei quali Bellugi non ha mai perso la speranza di poter tornare a camminare: “Se ce l’ha fatta Pistorius, posso farcela anche io”. Aveva compiuto 71 anni lo scorso 7 febbraio. In suo onore l’Inter ha giocato il derby con la fascia listata a lutto.
Rocco Traisci

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