Reddito di cittadinanza, la rivoluzione grillina rispolvera gli Lsu

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Reddito di cittadinanza, la rivoluzione grillina rispolvera gli Lsu

La rivoluzione grillina ha rispolverato i lavoratori socialmente utili. Archiviate le immagini dello stato maggiore dei Cinque Stelle che festeggia per aver sconfitto la povertà, restano solo i soldi che lo Stato mette a disposizione dei percettori del reddito di cittadinanza. Che, nei sogni della dirigenza grillina, avrebbero dovuto poi trovare un lavoro. Ma che, nella realtà, finiranno per fare lavori utili alla collettività. Una cosa comunque utile certamente, ma lontana mille miglia dalla rivoluzione venduta in campagna elettorale del 2018.   Ieri mattina, la Regione Campania, rappresentata dal vice presidente del consiglio regionale Valeria Ciarambino e l’Anci Campania hanno sottoscritto un accordo: coinvolgere i percettori del reddito i cittadinanza per ovviare alla mancanza di personale delle amministrazioni comunali, utilizzandoli senza costi aggiuntivi per progetti di pubblica utilità, legati anche al Recovery plan e alla nuova programmazione comunitaria. Si partirà prima da Napoli e poi il progetto sarà operativo in tutte le province. In questa fase l’obiettivo è quello di favorire la creazione e lo sviluppo di Progetti utili alla collettività (Puc), introdotti con il decreto legge del gennaio 2019, convertito in legge nel marzo dello stesso anno con la legge sul reddito di cittadinanza. Si tratta di una grande opportunità per i Comuni, alle prese con la carenza di risorse umane, per garantire migliori servizi alla collettività.  “In Campania abbiamo circa 700mila percettori di reddito di cittadinanza – ricorda l’esponente del M5s Ciarambino – 600mila di questi potrebbero essere utilizzati dai Comuni per lavori di pubblica utilità, dalla manutenzione del verde urbano e delle scuole ai progetti sul distanziamento sociale in epoca Covid, eppure meno del 10% dei nostri Comuni ha attivato questi progetti e sta utilizzando questa forza lavoro straordinaria a costo zero”. La Regione e l’Anci vogliono quindi mettersi al fianco delle amministrazioni e offrire loro tutti gli strumenti necessari. “Il ministero del Lavoro ha dato le linee guida per la realizzazione dei progetti che possono avere al centro diversi ambiti, dall’ambiente alla protezione civile, passando per la cultura, il sociale e i progetti di assistenza leggera già attivati nei Comuni in epoca Covid, per esempio il distanziamento sociale fuori dalle scuole”, aggiunge il consigliere regionale. La povertà, dunque, non è ancora sconfitta ma almeno piuttosto che regalare soldi viene introdotto un sistema di beneficio per le comunità. “Dobbiamo costruire modelli, progetti e best practice che diano la possibilità ai Comuni di organizzare i loro servizi, dare dignità al lavoro e a chi in questo momento percepisce un reddito – spiega il presidente di Anci Campania e sindaco di Caserta, Carlo Marino – in questo momento come Comuni non abbiamo risorse umane, competenze e possibilità di dare risposte e servizi ai cittadini”. I ritardi accumulati finora, evidenzia Marino, sono legati alla pandemia, perché “un anno fa erano già partiti i Piani di utilità sociale, potevamo costruire i progetti con le comunità locali e con chi percepisce il reddito di cittadinanza, poi il Covid ha determinato un ritardo che dobbiamo recuperare”. Una rivoluzione solo sulla carta considerato che la figura degli Lsu è vecchia di almeno 30 anni.

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