Torre Annunziata, l’imprenditore confessa: «C’era una tangente per i politici»

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Torre Annunziata, l’imprenditore confessa: «C’era una tangente per i politici»

«Perché la tangente era divisa in due mazzette? Perché 5.000 euro erano per Ariano e gli altri soldi erano destinati alla parte politica». L’alba di una nuova tangentopoli viene fuori dai racconti di quell’imprenditore che il 4 gennaio viene sentito dai magistrati della procura di Torre Annunziata. Si chiama Vincenzo Supino ed è l’uomo che il 28 dicembre scorso ha consegnato nelle mani di Nunzio Ariano – ex dirigente dell’Utc arrestato per induzione indebita e tutt’ora in carcere a Poggioreale – 10.000 euro in contanti. Soldi che sono serviti per pilotare un appalto da oltre 200.000 euro per la ristrutturazione di alcune scuole. I racconti di Supino potrebbero rappresentare il primo atto di uno scandalo che a questo punto rischia di travolgere anche la politica. O meglio la «parte politica» alla quale era destinata una quota della tangente, come racconta l’imprenditore indagato. I racconti di Supino – sinora coperti dal segreto – sono stati resi noti nel corso dell’udienza per la scarcerazione di Ariano che si è svolta il 19 gennaio scorso davanti ai giudici del Riesame. Il tribunale delle libertà ha negato i domiciliari ad Ariano e di quella decisione, nelle scorse settimane, sono state depositate le motivazioni. Ventisei pagine nelle quali si ripercorre la vicenda del 28 dicembre scorso. Dalle denunce di un dipendente dell’Utc alle registrazioni, fino alle cimici installate nell’auto di Ariano per concludere con il passaggio dei soldi sulla spiaggia delle Sette Scogliere. Ma in quel piccolo fascicolo si parla anche di quelli che sono stati gli sviluppi investigativi di questi ultimi due mesi. Sviluppi che confermerebbero il teorema della Procura secondo il quale Ariano sarebbe stato una delle pedine del sistema di tangenti e appalti che da tempo sarebbe radicato nel municipio. E in ballo finiscono anche i politici. Anche se Supino ammette di «non sapere» chi fossero gli esponenti dell’amministrazione comunale di cui «Ariano mi ha sempre parlato» definendoli la «parte politica» della tangentopoli di Torre Annunziata. Dal racconto di Supino, parole da prendere con le molle visto che l’imprenditore è indagato con Ariano nell’inchiesta per induzione indebita aperta da procura e Guardia di Finanza, viene fuori anche il nome di Luigi Ammendola, ex assessore ai lavori pubblici recentemente uscito di scena in seguito all’azzeramento della giunta deciso dal sindaco Vincenzo Ascione all’indomani dell’arresto di Ariano. Ammendola, va chiarito, non risulta indagato o coinvolto in questa vicenda. «All’inizio di settembre – afferma Supino – sono stato contattato telefonicamente dall’assessore ai lavori pubblici Luigi Ammendola. Già lo conoscevo. Ci eravamo conosciuti in precedenti occasioni presso il Comune dal momento che io avevo fatto i lavori presso lo stadio Giraud. Ci incontrammo in un bar vicino al Comune di Torre Annunziata. Ammendola mi disse che vi era necessità, urgenza, di effettuare i lavori. Diedi la mia disponibilità e Ammendola mi disse di andare all’ufficio tecnico per parlare con Nunzio Ariano». Supino va da Ariano. E l’ex dirigente dell’Utc gli dice – sempre come racconta l’imprenditore – «che avrei dovuto corrispondergli una somma di denaro» se «avessi voluto effettuare i lavori». E la tangente, in realtà, non sarebbe stata di 10.000 euro ma di 30.000 euro, pari al «15% dell’importo dei lavori». «Mi meravigliai dell’importo così alto richiestomi da Ariano mi disse che in precedenza avevo fatto i lavori allo stadio con un ribasso molto più alto. In sostanza Ariano intendeva dire che in questo caso avrei potuto sopportare un costo ulteriore». E non sarebbe stato l’unico caso. Secondo i pm, infatti, l’imprenditore avrebbe pagato anche per aggiudicarsi altri appalti. Parole dalle quali, secondo i giudici del tribunale del Riesame, emergerebbe che la tangente doveva essere divisa anche con la classe politica. Un dato sul quale  – scrivono i giudici – necessitano «celeri, puntuali e approfondite indagini». Mentre viene definito «molto probabilmente omertoso» l’atteggiamento dei dipendenti dell’Utc di Torre Annunziata. Secondo il Riesame è «condivisibile quanto affermato dal pm» in relazione al fatto che per «mantenere vivo questo sistema e dimostrare ai suoi membri massima affidabilità anche di fronte alla restrizione» sia «Ariano che Supino hanno ammesso solo quanto non potevano negare». Importanti, secondo il Riesame, sono anche i passaggi di alcune lettere che l’ex capo dell’Utc ha inviato ai propri familiari dopo l’arresto. Lettere nelle quali Ariano scrive ai parenti: «fate sapere a tutti quello che ha fatto – riferendosi al dipendente comunale che ha denunciato il sistema delle tangenti -soprattutto ai nostri amici che stanno al Comune, politici compresi». Secondo i giudici con quelle parole Ariano vorrebbe «mandare a dire ai suoi amici all’interno dell’amministrazione comunale» che è «sereno e pensa spesso a loro, cioè si guarderà bene dal chiamarli in correità». La dimostrazione, secondo il Riesame, che «Ariano sia tuttora inserito in un sistema di corruttela esistente all’interno del Comune di Torre Annunziata». Va sottolineato che Ariano, attraverso i suoi legali, ha ammesso di aver intascato la tangente ma di non essere parte di alcun sistema. Tesi che l’avvocato Francesco De Gregorio – che tutela in questo procedimento l’ex dirigente dell’Utc – porterà anche all’attenzione della  Cassazione. Ma di sicuro c’è che i magistrati guidati dal Procuratore Nunzio Fragliasso stanno approfondendo il coinvolgimento della «parte politica». L’ala marcia del municipio alla quale sarebbe stata destinata, secondo la tesi di uno degli indagati, una fetta della maxi-tangente incassata da Ariano.

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