Le bugie di Palomba, i veleni dei dissidenti e l’ombra di un puparo sul consiglio comunale di Torre del Greco

Alberto Dortucci,  

Le bugie di Palomba, i veleni dei dissidenti e l’ombra di un puparo sul consiglio comunale di Torre del Greco
Il sindaco Giovanni Palomba

Torre del Greco. Le fantasiose ricostruzioni del sindaco, i feroci attacchi dei dissidenti cacciati dalla maggioranza, i primi contentini ai nuovi arrivati sulla carovana del buongoverno. E l’ombra di un puparo a oscurare la già traballante credibilità politica di Giovanni Palomba. Insomma: cambiano i «musicanti» a palazzo Baronale, ma lo spartito resta desolatamente lo stesso per i cittadini di Torre del Greco.

Debutto con il botto

A rompere il ghiaccio è stato proprio lo storico figlioccio della Dc all’ombra del Vesuvio. Pronto a raccontare – attraverso una nota preparata dai suoi «ghost writers» prima dell’ingresso in aula – la tormentata storia dell’inciucio di metà mandato: un ribaltone definito come «verifica già programmata» e paragonato alla schema nazionale adottato per il governo di Mario Draghi. L’azzardato accostamento è servito a strappare ironici sorrisi tra i banchi dell’assise, ma il momento-ilarità è durato solo qualche secondo. Ovvero, il tempo necessario al sindaco per rivendicare «ogni decisione sulla nuova giunta» e per provare a «salvare» i nuovi alleati – a partire da Luigi Mele e Mario Buono per finire a Nello Formisano e Alessandra Tabernacolo – dalle accuse di trasformismo: inutili e, sotto certi aspetti, risibili bugie capaci di dare la stura agli affondi dei dissidenti cacciati dalla maggioranza.

Il puparo del Comune

La «favola» letta dal sindaco ha, infatti, scatenato la reazione di Luigi Caldarola: «Con questo inciucio – l’affondo del soldato al primo cittadino – ha tradito il patto elettorale, sancendo la fine del mandato consegnato dai cittadini: la linea Maginot tracciata per tenere fuori la vecchia maggioranza di Ciro Borriello, oggi è saltata. Si è definito un uomo libero e senza vincoli e qui si palesa l’ennesima grande bugia: sindaco, lei o è ostaggio o diversamente è un complice di queste folli scelte». Parole pesanti come macigni, rafforzate dalle ombre allungate da Vittorio Guarino: «Il sindaco si assume la “paternità” dell’inciucio – le parole del delfino del consigliere regionale Mario Casillo – ma tutti sappiamo come su questa amministrazione comunale aleggi un puparo seduto in altre sedi istituzionali». Un chiaro riferimento al consigliere regionale Loredana Raia, destinato a scatenare nuove polemiche in municipio.

I primi provvedimenti

Archiviato l’indecoroso spettacolo sul rimpasto – tenuto malamente a bada dal capo dell’assise Gaetano Frulio – la nuova maggioranza ha approvato, non senza difficoltà, i primi provvedimenti della «nuova era» di Giovanni Palomba. Apparentemente, identica alla precedente. Perché il consiglio comunale ha steso l’ennesimo tappeto rosso alla Turris sulla concessione dello stadio comunale Amerigo Liguoro e poi approvato l’ordine del giorno – caldeggiato dall’ex senatore Nello Formisano – relativo alla realizzazione di un teatro comunale. Un progetto simile all’affare-bluff della scuola nell’ex sementificio costato due milioni di euro al Comune. Non a caso, l’opposizione ha chiesto di cercare la sede del futuro teatro comunale tra gli immobili pubblici. Concesso, per ora. E qualche privato già spera e si sfrega le mani.

@riproduzione riservata

CRONACA