Meta. Stupro in hotel, condanne dimezzate in Appello. I giudici: «La turista non fu drogata»

Salvatore Dare,  

Meta. Stupro in hotel, condanne dimezzate in Appello. I giudici: «La turista non fu drogata»

Condanne praticamente dimezzate e cancellata l’aggravante dell’uso di stupefacenti. La Corte d’Appello di Napoli riduce le pene inflitte in primo grado dal Tribunale di Torre Annunziata ai cinque ex dipendenti del Mar hotel Alimuri di Meta finiti a giudizio con l’accusa di aver violentato una donna utilizzando la cosiddetta “droga dello stupro”. In secondo grado, vengono inflitti quattro anni e otto mesi a Davide Gennaro Gargiulo (nove anni in primo grado), quattro ad Antonino Miniero, Fabio De Virgilio e Ciro Francesco D’Antonio (in primo grado rispettivamente otto i primi due imputati e sette il terzo), tre a Raffaele Regio (quattro in primo grado). Riconosciute per tutti le attenuanti generiche. Tra 90 giorni le motivazioni.

Gli imputati ribadiscono da sempre la loro innocenza e confidavano in un’assoluzione. Eppure, il dispositivo emesso ieri è molto meno pesante e intacca l’iniziale ipotesi della Procura di Torre Annunziata che era dell’avviso che i giovani avessero abusato della cinquantenne inglese avendole somministrato stupefacenti. La Procura generale di Napoli, in requisitoria, aveva chiesto di confermare la sentenza del Tribunale di Torre Annunziata. Gli ex dipendenti dell’albergo – tutti originari di Vico Equense, Torre del Greco, Portici e Massa Lubrense – sono tuttora agli arresti domiciliari.

Il processo verte su ciò che accadde nella notte tra il 6 e il 7 ottobre del 2016, a Meta. Anna (nome di fantasia per tutelare la privacy, ndr) alloggiava nell’albergo assieme alla figlia. Stando alle accuse, fu violentata dagli imputati. Il primo stupro avvenne nelle vicinanze della Spa con il coinvolgimento dei due baristi, Miniero e De Virgilio, il secondo si consumò nell’alloggio del personale, situato in un immobile indipendente dall’hotel. Da sempre, la Procura di Torre Annunziata ha sostenuto che ad Anna fu somministrata “droga dello stupro”. Come? Sciogliendo le sostanze all’interno dei drink che le furono serviti al bar dell’albergo. All’alba del 14 maggio di tre anni fa, i cinque imputati vennero tratti in arresto in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere. I cinque ex dipendenti dell’hotel hanno sempre affermato che, nella loro versione, i rapporti furono consenzienti e che non usarono droga mentre i loro legali hanno evidenziato che nelle indagini non vennero rinvenuti stupefacenti né si parlò di droga nella chat di gruppo “Cattive abitudini” dove gli ex dipendenti dell’hotel, per l’accusa, si scambiarono foto di quella notte. A ciò si aggiunge l’esito delle perizie. Di diverso avviso i giudici di Torre Annunziata che in primo grado inflissero condanne molto pesanti accogliendo in toto le richieste della Procura. Differente l’esito in secondo grado: è passata, in parte, la linea della difesa che puntava pure a far cadere l’aggravante della droga. Un obiettivo raggiunto che ha portato la Corte d’Appello a rivedere al ribasso le pene.

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