Tangentopoli a Torre Annunziata, il sistema Ariano: «Se non paghi la tangente non firmo il contratto»

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Tangentopoli a Torre Annunziata, il sistema Ariano: «Se non paghi la tangente non firmo il contratto»

«Ariano mi disse che avremmo firmato il contratto solo dopo il pagamento di questa somma di denaro. Il contratto era necessario per ricevere il pagamento. Praticamente Ariano utilizzava la questione del contratto per farmi pressioni per ottenere il pagamento della somma richiesta». A parlare, davanti ai pm della Procura di Torre Annunziata è Vincenzo Supino, l’imprenditore edile napoletano che ha confessato di aver pagato una tangente all’ex capo dell’ufficio tecnico di Torre Annunziata per ottenere l’appalto per la manutenzione di alcune scuole cittadine.  Un lavoro da oltre 200.000 euro. Vicenda che il 28 dicembre scorso ha portato all’arresto proprio di Nunzio Ariano, fermato dalla Guardia di Finanza con in tasca 10.000 euro in contati: una tranche della mazzetta che l’ex dirigente comunale avrebbe dovuto “spartire” con alcuni politici, come ammesso proprio da Supino. Secondo l’imprenditore, co-indagato assieme ad Ariano nell’inchiesta per induzione indebita, l’ex dirigente – per ottenere la tangente – gli avrebbe fatto ripetute pressioni. Arrivando a “minacciare” Supino che non avrebbe firmato il contratto se non gli fosse stata consegnata prima la mazzetta. Da qui gli incontri nei pressi delle Sette Scogliere. Il primo il 13 novembre. Il secondo il 28 dicembre con lo scambio dei soldi e l’arresto di Ariano (tutt’ora in carcere a Poggioreale per questa vicenda). Dettagli inediti che emergono dalle motivazioni del verdetto attraverso il quale il Tribunale del Riesame, agli inizi di febbraio, ha respinto la richiesta di scarcerazione presentata dai legali di Ariano. Da quel provvedimento emerge – secondo i giudici – anche il sospetto che l’ex dirigente abbia utilizzato lo stesso “sistema” in relazione all’affidamento di altri appalti. E soprattutto che nel giro delle tangenti fossero coinvolti altri soggetti. Ipotesi che hanno spinto il Riesame a ritenere necessari «puntuali, celeri e approfondite indagini» in merito al fatto che quella tangente dovesse essere divisa con «altri soggetti intranei al Comune, ovvero la stessa classe politica», sottolinea il Riesame riprendendo un passaggio delle dichiarazioni rese proprio da Supino nell’interrogatorio del 4 gennaio scorso. L’imprenditore, infatti, ha ammesso di aver diviso la tangente in due “mazzette” dal 5.000 euro l’una poiché una parte di quei soldi erano destinati alla «parte politica» del Comune di Torre Annunziata. Anche se Supino non è stato in grado di riferire con esattezza chi fossero realmente i politici ai quali andava consegnata la tangente da Ariano. Il Riesame, nell’elogiare l’attività di indagine messa in campo da Procura di Torre Annunziata e dalla Guardia di Finanza definisce «egregia la ricostruzione» contenuta nell’ordinanza cautelare e «encomiabili  i servizi di osservazione» disposti dagli inquirenti poco prima dell’arresto dell’ex capo dell’ufficio tecnico comunale. A spingere il tribunale delle libertà a negare la scarcerazione di Ariano c’è soprattutto il pericolo di inquinamento delle prove. Un dato che emergerebbe, sostengono i giudici, dal fatto che l’inchiesta – tutt’ora aperta – dovrà chiarire almeno tre punti chiave:  la «qualificazione corretta dei fatti» a carico di Ariano, l’accertamento delle «eventuali ulteriori condotte illecite» da parte dell’ex capo dell’Utc e dunque la gestione di altri appalti. E soprattutto per «identificare i complici dell’Ariano e, in particolare, il destinatario dell’altra mazzetta da 5.000 euro». Dubbi attorno ai quali ruotano le indagini coordinate dalla Procura di Torre Annunziata.

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