Torre del Greco, racket su pane e dolci durante il lockdown: arrestato

Alberto Dortucci,  

Torre del Greco, racket su pane e dolci durante il lockdown: arrestato
Indagini degli agenti di polizia

Torre del Greco. Durante la zona rossa istituita dal governo per frenare i contagi da Covid-19 c’era un «cliente fisso» davanti al bancone del suo panificio. Ma la sua presenza divenne presto «sgradita» alla commerciante del centro storico, perché ogni «visita» era finalizzata a portare via somme variabili tra i 50 euro e i 200 euro a settimana. Un calvario durato un anno fino al blitz con cui gli agenti del locale commissariato di polizia – in esecuzione di un’ordinanza firmata dal gip del tribunale di Torre Annunziata – hanno stretto le manette ai polsi di F.F., pregiudicato di 44 anni, accusato di estorsione aggravata e continuata.

Il racket sul pane

Come ricostruito dagli uomini in divisa guidati dal primo dirigente Antonietta Andria dopo la denuncia della vittima – titolare di un panificio nel cuore del centro storico di Torre del Greco – tutto sarebbe iniziato a fine febbraio del 2020, proprio in concomitanza con i primi casi di Covid-19. Il pregiudicato si presentò alla commerciante e – dietro pressioni e minacce – costrinse la donna a consegnare parte dei profitti. Una «pratica» diventata settimanale, con buona pace delle restrizioni. Anzi, proprio durante il periodo critico tra marzo e maggio, il «virus del racket» divenne letale per le casse del panificio: F.F. arrivò a pretendere – secondo la ricostruzione degli investigatori – fino a 200 euro a settimana.

Il salasso di Pasqua

Non soddisfatto dei pagamenti settimanali – in corrispondenza delle festività pasquali – F.F. obbligò la proprietaria del panificio a consegnare non solo la «solita» tangente, ma pure prodotti dolciari di produzione artigianale per complessivi 3.500 euro. E davanti alle rimostranze della vittima, il quarantaquattrenne non avrebbe esitato a usare le «maniere forti» con offese e minacce, accompagnate da inquietanti visite sotto l’abitazione della donna.

Il finto debito

Per «giustificare» le ripetute estorsioni, F.F. – diventato un vero e proprio incubo per la commerciante, tempestata di telefonate intimidatorie – avrebbe lamentato il pagamento di un debito inesistente relativo a somme di denaro prestate a interessi usurari nel 2011 alla vittima, minacciando la donna con toni aggressivi e frasi intimidatorie. «Non mi frega se chiami la polizia o la finanza – uno degli avvertimenti messi nero su bianco dalla vittima – Non ti picchio perché sei una donna, ma ricorda: tieni i tuoi nipoti per strada». Parole sufficienti a fare scattare la denuncia e le indagini degli agenti di polizia. Sfociate in un viaggio a Poggioreale per l’aguzzino-usuraio.

(c)riproduzione riservata

CRONACA