Castellammare. Camorra, il pentito di Scanzano in aula: «Polito doveva morire»

Tiziano Valle,  

Castellammare. Camorra, il pentito di Scanzano in aula: «Polito doveva morire»

«Luigi Polito doveva morire. Io stesso ho fatto da palo per studiare i suoi spostamenti e organizzare l’omicidio». A svelare un altro nome che era finito nella lista nera del clan D’Alessandro è Vincenzo Polito, ex affiliato della cosca di Scanzano e collaboratore di giustizia dal 2010.Vincenzo Polito – che non è imparentato con Luigi Polito, considerato dall’Antimafia ai vertici del Terzo Sistema di Moscarella – ha parlato ieri nel corso dell’udienza del processo Domino, che vede alla sbarra una ventina di personaggi ritenuti legati alla cosca dei D’Alessandro e accusati per traffico di sostanze stupefacenti.Proprio il business della droga ha visto Polito impegnato nei primi anni del duemila, per conto della cosca di Scanzano. Ricordando quegli anni, il collaboratore di giustizia ha parlato delle piazze di spaccio di Castellammare di Stabia e in particolare di quelle del centro antico «gestite dai Vitale», di Privati «di Carmine Barba» e del rione Savorito «la preferita dei D’Alessandro, perché i “paglialoni” sono sempre stati fedeli a Scanzano». Con Moscarella invece «i rapporti non erano buoni», ha spiegato Vincenzo Polito, raccontando anche che il clan aveva appuntato sulla lista nera alcuni nomi di ras del quartiere della periferia di Castellammare di Stabia che dovevano essere ammazzati. «Michele Onorato, ‘o pimontese e Luigi Polito», ha detto il pentito in aula. Se il primo nome è rimbalzato più volte nei verbali dei collaboratori di giustizia (ne hanno parlato in particolare i killer Salvatore Belviso e Pasquale Rapicano), quello di Luigi Polito spunta fuori per la prima volta.Quest’ultimo è stato recentemente arrestato nell’ambito di un’inchiesta condotta dalla Direzione Distrettuale Antimafia che ha svelato la nascita di un terzo clan a Castellammare di Stabia, il cosiddetto Terzo Sistema. Una banda armata guidata secondo gli investigatori da Silverio Onorato, figlio di Michele ‘o pimontese, e Raffaele Polito, nipote di Luigi. Quest’ultimo, nell’ambito dell’indagine dell’Antimafia, è accusato di aver finanziato i carichi di droga che servivano per alimentare la piazza di spaccio di Moscarella. Un business che veniva portato avanti per far crescere un gruppo che reinvestiva parte dei soldi incassati nell’acquisto di armi da guerra.Luigi Polito, tra l’altro, è il fratello di Salvatore, il ras di Moscarella ucciso dai sicari nel 2012. A giudicare dalle rivelazioni del collaboratore di giustizia Vincenzo Polito, però, anche lui qualche anno prima era finito nel mirino. «Lo stavamo seguendo, perché doveva morire – ha raccontato il pentito – Lui però cambiava sempre strada, forse aveva capito qualcosa».Una testimonianza finita agli atti del processo Domino che conferma ancora una volta come tra il clan D’Alessandro e i ras del quartiere Moscarella i rapporti fossero tesi e dietro l’angolo c’è sempre stato il rischio di una faida.

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