Buonajuto, Anci: “Scuole chiuse, ma sì alla movida: così non va”

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Buonajuto, Anci: “Scuole chiuse, ma sì alla movida: così non va”

Ercolano. “Sono estremamente convinto che le misure restrittive siano necessarie. Gli indici di contagio stanno crescendo, così anche le curve. Ma dobbiamo essere coerenti: se chiudiamo le scuole, poi non possiamo lasciare libero l’asporto consentendo così gli assembramenti di giovani e ragazzini all’esterno dei bar”. Ciro Buonajuto è il sindaco di Ercolano. Ma in questo caso parla da vice presidente nazionale dell’Anci. Che ieri si è espressa in maniera critica contro alcune norme previste dal Dpcm di Draghi. “Anche in questa fase – continua il sindaco di Ercolano – avrei provato a tenere le scuole aperte. Sono d’accordo che serve una maggiore cautela, e bene ha fatto Draghi, ma ritengo che dobbiamo essere consequenziali nelle decisioni. Quindi niente assembramenti fuori ai bar, ma più classi e istituti aperti agli studenti”. Buonajuto racconta anche la sua esperienza amministrativa: “Ad Ercolano, prima della decisione del Governatore De Luca, abbiamo provato a mantenere la didattica in presenza. Abbiamo dato vita ad un vertice costante tra amministrazione comunale, dirigenti scolastici e istituzioni sanitarie locali. Ogni giorno sulla base dei dati dell’andamento epidemico decidevamo come regolarci: se c’erano casi applicavamo il protocollo previsto. Ma se non c’erano allora lasciavamo le scuole aperte. Perché resta questo il discrimine: perché devo chiudere un istituto dove non ci sono casi di Covid? Nessuno me lo riesce ancora a spiegare” dichiara il vice presidente dell’Anci. La linea dell’Anci, del resto, è molto chiara. “Scuole chiuse ma movida libera. Il nuovo Dpcm sembra dire esattamente questo. Con una mano si chiudono le scuole e con l’altra si elimina il divieto di asporto per tutti dopo le 18, favorendo così di fatto gli assembramenti nei luoghi della movida e nei pressi di bar e locali frequentati per lo piu’ dai ragazzi” le parole di  Antonio Decaro, presidente dell’Anci. “Gli stessi ragazzi che il Governo dice di voler preservare dai luoghi del contagio, consentendo la sospensione delle lezioni in presenza, vengono autorizzati ad affollare i luoghi della movida. Sinceramente cosi’ a non capire il senso delle norme non sono soltanto genitori, ragazzi e cittadini in genere, ma anche noi sindaci che rischiamo di diventare solo il bersaglio delle richieste di fare controlli senza averne neanche la competenza”, aggiunge il presidente dei Comuni. “Ci aspettiamo – conclude – quantomeno una spiegazione visto che nessun componente dell’esecutivo presente oggi nella cabina di regia ha sollevato l’argomento ne’ ha parlato di questa norma di liberalizzazione dell’asporto che si stava pensando di introdurre”. Intanto i Sindaci italiani si uniscono per chiedere a Regioni e Governo di intervenire sul tema della scuola, per garantire una didattica in presenza sicura organizzando un servizio di screening degli studenti, del personale insegnante, degli Ata e del personale amministrativo delle scuole medie e superiori con periodicità almeno mensili. E’ la campagna che Autonomie Locali Italiane sta promuovendo nei Comuni italiani, un ordine del giorno che approvato dal Consiglio comunale rivolge a Regioni, ai Ministeri della Salute e dell’Istruzione un appello importante, “perché una scuola in presenza sicura si può e si deve garantire, è il nostro compito”, spiega Matteo Ricci, Presidente nazionale Ali. “I dati – prosegue Ricci – ci dicono chiaramente che la didattica digitale non sostituisce la didattica in presenza e favorisce l’abbandono scolastico, che uno studente su dieci non ha svolto didattica a distanza e il 20% l’ha svolta solo saltuariamente, e che la mancanza di rapporto diretto con gli altri, il lungo tempo dentro casa e davanti allo schermo provocano danni psicofisici ai nostri ragazzi. Dobbiamo intervenire e cercare al massimo di assicurare la scuola in presenza. Ma per fare ciò va assicurata una didattica sicura per i ragazzi, per i bambini e per tutto il personale scolastico attraverso uno screening periodico. I tamponi ci sono, si può fare. In alternativa – conclude Ricci – chiediamo alla Regione che siano messe a disposizione dei Comuni le necessarie risorse per rendere immediatamente operativo tale servizio a livello comunale”.

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