Torre Annunziata, il super boss laureato rischia di uscire dal 41-bis

Ciro Formisano,  

Torre Annunziata, il super boss laureato rischia di uscire dal 41-bis

E’ stato condannato in via definitiva all’ergastolo per due omicidi. E’ stato il padrino fondatore di un clan potente e spietato che ancora oggi contende ai Gionta il monopolio degli affari illeciti sul territorio di Torre Annunziata. E’ stato spedito al 41-bis, il temutissimo carcere duro riservato a boss e terroristi. E dopo 30 anni di carcere Pasquale Gallo, il capoclan di Torre Annunziata noto col soprannome di ‘o bellillo, potrebbe lasciare l’ala di massima sicurezza del carcere di L’Aquila, il penitenziario nel quale è attualmente detenuto. Il padrino-dottore – dietro le sbarre Gallo ha conseguito ben tre lauree di cui una in scienze delle comunicazione- è infatti uno dei 4 detenuti in Italia aver presentato una richiesta al tribunale di sorveglianza per ottenere un permesso premio di 8 ore. La sentenza Il ricorso, il boss lo ha scritto di suo pugno facendo leva su una recente sentenza firmata – nel 2019 – dalla Corte Costituzionale. Un verdetto con il quale la Consulta ha dichiarato incostituzionale l’articolo 4bis dell’ordinamento penitenziario. In sostanza quell’articolo impediva ai detenuti condannati al così detto ergastolo ostativo di ottenere permessi e benefici senza collaborare con la giustizia. Un provvedimento ritenuto non conforme al principio costituzionale che sottolinea la «funzione rieducativa della pena». In sostanza, secondo la Corte Costituzionale, anche i detenuti condannati all’ergastolo ostativo – tra cui molti ristretti al 41-bis – hanno diritto a ottenere i permessi premio. La decisione della Consulta è arrivata in seguito ad una pronuncia della Corte Europea dei Diritti Umani che ha dichiarato illegittimo l’ergastolo ostativo, chiedendo all’Italia di intervenire dal punto di vista legislativo. Per i giudici quella norma non rispetta il principio in base al quale la pena deve essere finalizzata al reinserimento sociale del detenuto. Ma cosa è l’ergastolo ostativo? Non è altro che la pena che prevede il carcere a vita senza la possibilità di accedere a nessun tipo di beneficio: come la semilibertà e i permessi premio. Un provvedimento che viene applicato, di solito, ai capimafia. Per ottenere questi benefici – così dice quella legge – bisogna collaborare con la giustizia. Va chiarito però, che la sentenza della  Corte Costituzionale non apre le porte del carcere ai boss. Ma ribadisce che anche il più incallito criminale merita una seconda chance, a patto che abbia reciso totalmente i legami con le organizzazioni criminali di appartenenza. Toccherà, infatti, al magistrato di sorveglianza valutare, caso per caso, se il condannato ha realmente spezzato i vincoli che lo legavano alla consorteria criminale di riferimento avviando un reale percorso rieducativo. Una decisione che se da un lato ha incassato l’ampio appoggio delle Camere Penali, dall’altro ha suscitato qualche malumore tra i magistrati Antimafia che considerano l’ergastolo ostativo uno dei perni del sistema di lotta alla criminalità organizzata edificato attorno alle linee tracciate da Giovanni Falcone. Il boss laureato E tra i primi ricorsi presentati quello di Gallo – firmato a fine 2020 – potrebbe essere uno dei più accreditati. In carcere, in questi anni, il padrino di Torre Annunziata, infatti, ha intrapreso un percorso di studi di primissimo piano. Riuscendo a conseguire ben tre lauree magistrali in materie umanistiche. Concetti che gli sono tornati utili per scrivere, di suo pugno, il ricorso che ora è al vaglio del magistrato di sorveglianza chiamato a valutare la sua richiesta. Già negli anni scorsi Gallo – attraverso il suo legale,l’avvocato Giuseppe Ricciulli – aveva provato a ottenere la revoca del carcere duro attraverso una serie di richieste e istanza presentate prima al tribunale di Sorveglianza di Roma e poi in Cassazione. In uno di questi – che risale al 2015 – Gallo aveva chiesto di uscire dal carcere duro in virtù sia del suo percorso di studi che del suo  atteggiamento «partecipativo ad ogni iniziativa di risocializzazione». «Tutto ciò dovrebbe risultare dimostrativo di ripensamenti critici rispetto al suo lontano passato e viene viceversa travisato per accreditare la partecipazione apicale del detenuto al gruppo criminale di provenienza», uno dei passaggi di quella richiesta poi respinta dalla Cassazione. Pasquale Gallo è ritenuto una delle figure centrali della terrificante guerra di camorra che tra gli anni ‘80 e ‘90 ha visto contrapposti proprio i Gallo-Cavalieri e i Gionta. Una guerra senza confini cominciata dopo che il gruppo guidato dai Gallo si è scisso dal clan dei Valentini. Sul capo di Gallo pendono due condanne definitive all’ergastolo per due omicidi legati a quegli anni di piombo. La possibile fuga La richiesta presentata dal boss di Torre Annunziata arriva dopo l’istanza sottoscritta da Filippo Graviano, il boss di Cosa Nostra condannato come mandante per le stragi del 1992. L’eventuale accoglimento di una di queste richieste potrebbe rappresentare un precedente importante anche per gli altri 262 detenuti reclusi al 41-bis e condannati all’ergastolo ostativo.  Tra questi numerosi esponenti di spicco della camorra vesuviana. A cominciare proprio da Valentino Gionta, l’eterno rivale di Gallo  e protagonista della sanguinosa guerra di camorra. Una guerra senza confini e senza tempo. Una guerra cominciata oltre 30 anni fa che ancora oggi tiene in scacco un’intera città.

 

CRONACA