«Fu un’aggressione micidiale», così il pm inchioda i due killer del vice brigadiere di Somma Vesuviana. Chiesti due ergastoli per l’omicidio di Mario Cerciello Rega

Andrea Ripa,  

«Fu un’aggressione micidiale», così il pm inchioda i due killer del vice brigadiere di Somma Vesuviana. Chiesti due ergastoli per l’omicidio di Mario Cerciello Rega

«Il carabiniere Mario Cerciello Rega è stato ammazzato brutalmente, un servitore dello Stato ucciso con undici coltellate. Ecco perché per gli imputati non può esserci altra pena che l’ergastolo». Le parole con cui il sostituto procuratore Maria Sabina Calabretta chiede ai giudici della Corte d’Assise di Roma il massimo della pena per Natale Gabriele Hjort ed Elder Lee Finnegan rimbombano nell’aula del tribunale capitolino. Mentre i due imputati, gli studenti americani accusati del massacro del vicebrigadiere di Somma Vesuviana in una notte di mezza estate di due anni fa, ascoltano dietro le sbarre. Ergastolo, ripete il magistrato. Lo fa mentre ripercorre nella lunga requisitoria le tappe di quell’omicidio che ancora oggi è una ferita aperta nel cuore di chi conosceva Mario Cerciello Rega. Non soltanto la moglie, sposata 40 giorni prima del delitto, ma anche il mondo delle associazioni. Oltre a quello dell’Arma. «Gravi sono i fatti e grave è l’ingiustizia che è stata commessa contro un uomo buono, che stava lavorando. Dobbiamo separare i fatti provati da quelli che non lo sono, la verità dai dubbi. Il mio compito è dimostrare che Cerciello è morto solo per mano di due assassini: non deve succedere di ucciderlo un’altra volta», ha spiegato. «Mario Cerciello Rega è stato ucciso da due giovani che volevano passare la serata e per questo avevano cercato della cocaina. Per lui, strappato ai suoi cari per sempre, devono parlare tutte le cose che abbiamo ricostruito – ha sottolineato il pm – . Mario è un uomo che aiutava i colleghi giovani, che dava sempre una mano». Un delitto brutale. Per le modalità in cui s’è consumato. Chi ha colpito il vicebrigadiere di Somma Vesuviana lo ha fatto per ammazzare. «E’ stata un’aggressione, un attacco violento, micidiale, sproporzionato. Poco avrebbe potuto fare per difendersi anche se fosse stato armato, ma non lo era. La finalità di quell’azione era unicamente uccidere», dice ancora il sostituto procuratore in aula. «La vittima non avuto il tempo di elaborare nessuna difesa attiva. E’ stato ucciso con undici coltellate in meno di trenta secondi da Elder Lee Finnegan. Non c’è segno di un attacco di Cerciello o di un tentativo di strangolamento. Il suo collega, Andrea Varriale, non è potuto intervenire in quanto era in colluttazione con Natale Gabriele Hjort». Alla sbarra per il delitto del militare in servizio alla stazione Prati di Roma sono finiti i due studenti americani che furono arrestati poche ore dopo l’omicidio. Mario Cerciello Rega fu ucciso con undici coltellate il 26 luglio del 2019 a Roma, era in servizio. In aula, durante la requisitoria del pm, era presente anche il procuratore aggiunto Nunzia D’Elia che ha coordinato l’inchiesta. Un delitto che non ha soltanto sconvolto il mondo dell’Arma dei carabinieri, ma anche la comunità di Somma Vesuviana dove Mario Cerciello Rega era nato e cresciuto, particolarmente legato alla comunità di Santa Maria del Pozzo. L’amministrazione ha dedicato al vicebrigadiere morto in servizio un giardino nel cimitero comunale alla memoria di un servitore dello Stato.

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