Patto tra Parco Vesuvio ed Eav per la Funivia del Vesuvio, ma il progetto rischia di scontentare molti Comuni

Andrea Ripa,  

Patto tra Parco Vesuvio ed Eav per la Funivia del Vesuvio, ma il progetto rischia di scontentare molti Comuni

Sui resti della vecchia funivia del Vesuvio il Governatore della Campania, Vincenzo De Luca, ha costruito gran parte delle due campagne elettorali che lo hanno visto trionfare. Nel 2015 e nel 2020 l’annuncio dell’ex sindaco di Salerno fu: «Ricostruiremo la funivia», provando a colpire il cuore dei più nostalgici che avrebbero voluto vedere i convogli nuovamente in funzione dopo anni in cui s’erano dovuti accontentare dei racconti di quando le carrozze erano attive. Stavolta, e dopo cinque anni di ritardi rispetto al «primo annuncio», il progetto sembra essere destinato a partire, inserito nel piano delle 10 opere da realizzare, illustrato proprio dal presidente della Regione, prima della rielezione “bulgara” di settembre scorso. Tanto che a fine gennaio il Parco Nazionale del Vesuvio, in accordo con l’Ente Autonomo Volturno, ha firmato un protocollo di intesa per lo «studio di prefattibilità per la realizzazione della Funivia del Vesuvio». Un primo passo verso la riattivazione dei collegamenti che andrà completata – sempre secondo il piano della Regione – entro la fine del mandato. Ma il primo passo verso il maxi investimento da oltre 30 milioni di euro, destinato a ridare «corrente» alle carrozze che cento anni fa s’arrampicavano sui fianchi del vucano, rischia già di scontentare parecchi Comuni. Perché se è vero che l’opera è destinata a favorire l’apporto turistico sul territorio, è altrettanto vero che le città dell’area interna dell’hinterland vesuviano (che non affacciano sul mare) rischiano di restare incredibilmente escluse dall’opera. Ecco perché sul patto tra Parco ed Eav sono venuti fuori i primi veleni, destinati a rimettere al centro della discussione la realizzazione dell’intero progetto. Tra le missive finite sulla scrivania del presidente dell’Ente Parco Vesuvio, Agostino Casillo, e dell’amministratore delegato di Eav, Umberto De Gregorio, la nota a firma del consigliere comunale Felice Picariello. Oggi esponente della minoranza, ma da sempre “inserito” nelle dinamiche politiche del territorio. «Mi preme sollecitarvi circa la necessità di considerare l’area del Vesuviano interno (Ottaviano, Massa di Somma, San Giuseppe Vesuviano, Terzigno, Boscoreale, Boscotrecase, Trecase, Somma Vesuviana, Sant’Anastasia e Pollena Trocchia) notoriamente conosciuta come fascia di territorio vesuviano destinata unicamente al turismo escursionistico. – si legge nella missiva indirizzata alcuni giorni fa anche a De Luca – Risulterebbe impensabile immaginare un investimento milionario per la realizzazione di un’opera di sviluppo che non prenda in considerazione i territori e le aree interne come stakeholder indispensabili per la buona riuscita del progetto. Sarebbe ideale progettare un piano di reti di connessioni per potenziare l’idea di gran tour del parco Vesuvio». Una voce dissonante a cui potrebbero aggiungersi presto anche quelle di altri amministratori esclusi dall’opera. Per Ottaviano in particolare sarebbe la seconda beffa, dopo lo smacco (seppur iniziale) della pista ciclabile.

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