Omicidio a Castellammare, il basista del massacro era un ragazzino di 15 anni

Ciro Formisano,  

Omicidio a Castellammare, il basista del massacro era un ragazzino di 15 anni

Nei vicoli della camorra il tempo scorre più veloce che altrove. I clan a corto di soldati usano i bambini come manovalanza armata. Sono giovani, incoscienti e spietati. Pronti a tutto pur di compiacere il boss  o il capozona. Adolescenti che si sentono protagonisti di una fiction dove il set è la vita reale. Dove la realtà supera di gran lunga l’immaginazione. Vite bruciate in quei vicoli dimenticati per troppo tempo dallo Stato. E così succede che tra gli indagati per un omicidio di camorra ci sia anche un ex bambino. Un quindicenne che oggi di anni ne 24. Un ragazzo che nel frattempo ha messo insieme un curriculum criminale di primo piano. Droga, estorsioni, associazione mafiosa. In mezzo qualche anno vissuto tra carcere minorile e arresti domiciliari. Il suo nome è Giovanni Battista Panariello, ritenuto vicino al clan D’Alessandro e accusato di aver aiutato gli assassini di Raffaele Carolei. Secondo i pentiti, infatti, Panariello avrebbe avuto un ruolo importante durante e dopo il delitto. Stando alle parole dei collaboratori di giustizia Panariello, quel giorno, era in giro, sul suo motorino, mentre  i fratelli Rapicano straziavano il corpo del cugino di Paolo Carolei. Il suo compito – sostiene la Dda – era quello di avvisare i killer dell’eventuale arrivo delle forze dell’ordine o di altri soggetti nei pressi di quell’appartamento dove veniva strangolato il ras degli Omobono-Scarpa il cui cadavere verrà inghiottito dal silenzio per quasi un decennio. Panariello si sarebbe anche occupato del recupero di uno dei presunti assassini, Giovanni Savarese. «Aveva un compito ben preciso – racconta nei suoi verbali il pentito Pasquale Rapicano riferendosi a Panariello – ossia quello di controllare la zona ed avvisarci di persona qualora avesse notato qualcosa di strano». Ma Rapicano afferma che comunque quel ragazzino sapeva cosa stava avvenendo nell’appartamento di via Salita Santa Croce. «Ovviamente – ribadisce il pentito – Panariello sapeva perfettamente dell’omicidio e per renderlo partecipe gli avevamo assegnato questo compito. Si muoveva a bordo di uno scooter, uno Scarabeo bianco e l’intesa era che per avvisarci non doveva fare uso dei cellulari». L’ex ragazzino cresciuto a pane e camorra avrebbe poi prelevato dalla casa degli orrori Savarese. Quel delitto avrebbe il “battesimo” di fuoco, l’inizio della sua carriera criminale. Una carriera costellata di arresti, processi, inchieste. I 9 anni trascorsi da quel giorno di settembre del 2012 Panariello li ha vissuti tra le celle del carcere minorile e quelle di Secondigliano. Processato e condannato per estorsione aggravata dal metodo mafioso ora è ai domiciliari per spaccio di sostanze stupefacenti. La sua famiglia, tra l’altro, avrebbe percepito indebitamente il reddito di cittadinanza, come confermato da un’indagine dei mesi scorsi. Ora l’ultima inchiesta. Stavolta per concorso in omicidio. Un’indagine che potrebbe costargli un’altra mazzata giudiziaria ad appena 24 anni.

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