L’autopsia eseguita ieri mattina ha confermato un dato già evidente da qualche giorno: Vincenzo  Arborea, il 15 enne di Boscoreale deceduto lunedì mattina in una comunità di recupero per minorenni in provincia di Caserta, si è suicidato. E’ morto per impiccagione all’interno della sua stanza.  Ma dalle prime indagini condotte dalla procura di Napoli Nord e dall’analisi degli accertamenti eseguiti dopo la tragedia dai periti della famiglia del ragazzo sarebbero emersi nuovi elementi. Al punto che è stato aperto un fascicolo contro ignoti per il reato di istigazione e aiuto al suicidio.

Novanta minuti di buio

Tutto ruota attorno alle ultime ore di vita di Vincenzo. Novanta minuti, per l’esattezza, il tempo trascorso dall’ultima volta in cui è stato visto all’interno della comunità fino al ritrovamento del cadavere nella sua stanza. La famiglia di Vincenzo, rappresentata dall’avvocato Mauro Porcelli, sostiene – alla luce di quanto emerso sinora – che il ragazzo sarebbe stato presente, nella sala mensa dell’istituto, intorno alle 9 del mattino. Vincenzo sembra tranquillo, consuma la colazione assieme agli altri ragazzi, come aveva sempre fatto. Una volta concluso il pasto sarebbe tornato in stanza. Qui – secondo la difesa – è rimasto per circa un’ora, a meditare su quell’insano gesto. Fino alle 10 circa. Quando ha preso la corda del suo accappatoio e si è impiccato. La morte del ragazzo – secondo i primi esami – sarebbe avvenuta tra le 10 e le 10 e 30 del mattino. Dal momento in cui ha infilato la testa nel cappio fino al decesso sarebbero trascorsi – come sostengono i periti della famiglia – tra i 5 e 10 minuti. «Cosa è successo da quando Vincenzo è stato visto l’ultima volta prima di morire? Perché nessuno si è preoccupato di dove fosse? Non doveva svolgere attività? Non doveva fare la Dad?», alcuni dei dubbi sollevati dall’avvocato Mauro Porcelli e posti già all’attenzione dei pm che indagano sul caso. La famiglia ha già annunciato che presenterà una dettagliata denuncia sulla vicenda per chiarire la posizione dei titolari della struttura e degli assistenti presenti al momento della tragedia. Ma nel frattempo la macchina della giustizia va avanti. La Procura ha aperto un fascicolo contro ignoti. Non ci sono nomi nel registro degli indagati, ma l’ipotesi di reato è  agghiacciante: istigazione al suicidio. Anche se in questa circostanza da valutare non c’è l’ipotesi di eventuali pressioni che avrebbero spinto il giovane a togliersi la vita, ma le possibili omissioni nei controlli. Controlli che – sostiene la difesa della famiglia di Vincenzo – avrebbero potuto evitare la morte del giovane. Ipotesi, almeno per ora. Supposizioni che però dovranno essere chiarite dai nuovi accertamenti della Procura.  Sarà importante capire soprattutto cosa è davvero successo in quei novanta minuti. Un’ora e mezza di buio durante la quale Vincenzo avrebbe deciso di ammazzarsi. Di spezzare, ad appena 15 anni, la sua giovane esistenza.

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