Fabbrocino, il clan cambia pelle: i fari dell’Antimafia su imprese e appalti

Ciro Formisano,  

Fabbrocino, il clan cambia pelle: i fari dell’Antimafia su imprese e appalti

Parola d’ordine: basso profilo. Niente guerre. Niente spaccio sul territorio. Niente che possa attirare l’attenzione dell’Antimafia sui veri affari dell’organizzazione. Affari d’oro che spaziano dalla gestione di attivitĂ  imprenditoriali alle mire sugli appalti pubblici. Il tutto, ovviamente, finanziato con i soldi di estorsioni, traffico di droga e rapine. E’ la metamorfosi del clan Fabbrocino. Il nuovo volto della camorra vesuviana. Un ritratto racchiuso nelle pagine dell’ultima relazione semestrale firmata dalla Direzione Investigativa Antimafia e presentata, nelle scorse settimane, al Parlamento. Una relazione che conferma l’assoluta centralitĂ  del clan nella geografia della criminalitĂ  organizzata campana e non solo. Una cosca – scrivono gli 007 – che «ha sempre ricoperto un ruolo centrale negli equilibri camorristici». La base operativa del clan resta la cerniera di vicoli e stradine che congiunge i Comuni dell’area vesuviana. Da Ottaviano a San Giuseppe, passando per San Gennaro Vesuviano. Secondo la Dia i Fabbrocino continuano a essere attivi nei principali settori criminali. «Estorsioni, rapine, usura, traffico di stupefacenti e riciclaggio». Ma il clan è direttamente coinvolto anche in «diversi ambiti economici-finanziari e imprenditoriali» mantenendo, però, un «basso profilo». Un modo, sostiene l’Antimafia, per «non concentrare su di sĂ© l’attenzione investigativa» e riciclare i soldi sporchi in attivitĂ  pulite (sulla carta). Attenzione che però, nonostante la strategia del clan, resta altissima. Lo conferma sempre la Dia, accertando la presenza di ramificazioni del clan anche in altre zona d’Italia. A cominciare dall’Umbria, una delle tante regioni che la cosca avrebbe “colonizzato” per coltivare i suoi affari criminali. Ma anche nella zona del Nolano i Fabbrocino restano un’organizzazione importante. Un clan colpito dalle numerose inchieste che in questi anni sono state in grado di ricostruire le dinamiche e la potenza economica della cosca. Indagini ma anche sequestri che hanno portato sottochiave una fetta del tesoro accumulato dagli eredi del boss defunto Mario Fabbrocino, il padrino che dal nulla ha messo in piedi il sodalizio. Soldi investiti sia in attivitĂ  imprenditoriali sia nella così detta strategia del silenzio. In un recente provvedimento cautelare emesso a carico di alcuni affiliati del clan, infatti, i giudici hanno sottolineato appunto la grande capacitĂ  economica della cosca. Uno strumento che i boss utilizzano soprattutto per il sostegno dei detenuti. Non a caso i Fabbrocino – a dispetto di praticamente tutti gli altri clan della zona vesuviana e della provincia di Napoli – sono una delle poche cosche senza pentiti. Un clan dell’omertĂ  protetto dal silenzio di chi potrebbe svelarne affari, delitti e misteri irrisolti.

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