Faida sotto il Vesuvio, l’offerta di lady camorra: una taglia da 50.000 euro per uccidere due boss

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Faida sotto il Vesuvio, l’offerta di lady camorra: una taglia da 50.000 euro per uccidere due boss

Ercolano. Il clan Ascione-Papale mise una taglia di 100 milioni di lire – circa 50.000 euro – sulla testa dei boss Stefano Zeno e Salvatore Viola, due pezzi da 90 del clan Birra-Iacomino, ritenuti tra gli assoluti protagonisti della guerra di camorra.  A raccontarlo è il super pentito Antonio Birra, fratello del padrino Giovanni, detto ‘a mazza.  A giugno 2016 – dopo una vita spesa al servizio della malavita – Birra ha deciso di collaborare con la giustizia.

Le sue prime parole da pentito hanno aperto un nuovo squarcio in fondo alla genesi di quella che è stata una delle più sanguinarie guerre della storia della criminalità organizzata vesuviana: 60 morti ammazzati e centinaia di agguati. Sotto il piombo dei sicari sono finiti camorristi, boss, affiliati ma anche vittime innocenti.  Il super pentito racconta all’Antimafia, tra l’altro, del ruolo di Immacolata Adamo – moglie del boss defunto Raffaele Ascione – ritenuta tra le figure di spicco dell’organizzazione con base e interessi tra Ercolano e Torre del Greco.

Un ruolo emerso da un recente processo in cui la vedova del clan è considerata una figura chiave. Birra, in particolare, ha parlato del  “doppio gioco” che la moglie del boss avrebbe messo in atto per “stanare” i Birra. Una mossa che di fatto rappresenta il primo atto della faida che negli anni successivi trasformerà le strade della provincia di Napoli in un vero e proprio campo di battaglia. L’episodio raccontato dal pentito risale agli anni ’90. «Una volta uscito dal carcere mio fratello mandò 30 milioni di lire a Immacolata Adamo – racconta il super-pentito – come segno di “rispetto”. Questo gesto di mio fratello era finalizzato di dire alla Adamo di starsene buona e calma e di smettere di delinquere, perchè in quella situazione era lui che comandava».

Un’offerta che la “vedova del boss” avrebbe  rifiutato, secondo Birra. Al punto che a farsi carico della “trattativa” furono Stefano Zeno – l’altro reggente del clan – e Salvatore Viola: «i personaggi più temuti del clan», come racconta Antonio Birra. «Qualche giorno dopo si presentò nella stalla un affiliato di Caivano – racconta Birra – ci avvertì che la Adamo aveva offerto 100 milioni di lire per uccidere Stefano Zeno e Salvatore Viola. A quel punto fu chiaro il doppio gioco della Adamo che tramava per aggredirci», sottolinea ancora il collaboratore di giustizia.

Una vicenda che – come detto – rappresenta la genesi della guerra di camorra e l’inizio della terrificante faida. Una mattanza che l’Antimafia ha svelato, in questi anni, grazie anche ai racconti dei collaboratori di giustizia. Inchiodando boss e sicari al servizio delle due consorterie criminali in guerra per il monopolio degli affari illeciti sul territorio.

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