Castellammare. Omicidio Polito, il pentito accusa i sicari del Savorito

Tiziano Valle,  

Castellammare. Omicidio Polito, il pentito accusa i sicari del Savorito

L’omicidio di Salvatore Polito sarebbe stato messo a segno dai fedelissimi di Salvatore Imparato, ras del rione Savorito, da sempre vicinissimo al clan D’Alessandro. A sostenerlo è il collaboratore di giustizia Pasquale Rapicano, ex killer della cosca di Scanzano che ha deciso di collaborare con la giustizia dopo la condanna all’ergastolo incassata in Appello per l’omicidio di Pasquale Scelzo del 2006. E’ in un verbale finito agli atti dell’inchiesta sul delitto di Raffaele Carolei, che la settimana scorsa ha portato agli arresti di Giovanni Savarese e Gaetano Vitale, che Rapicano parla anche dell’omicidio di Salvatore Polito. Anzi, stando a quanto sostiene il pentito, la decisione di uccidere Carolei (lui stesso si è accusato di questo delitto), arriva proprio dopo l’omicidio di Polito per dimostrare la fedeltà al clan D’Alessandro da parte del gruppo di fuoco del centro antico di Castellammare di Stabia.

«Da poco era stato ucciso Salvatore Polito da Lello Apuzzo, fedelissimo dei paglialoni, sicché occorreva una nostra risposta, per dimostrare che quanto a potenza militare non eravamo da meno rispetto al gruppo dei paglialoni – sostiene Pasquale Rapicano – Tanto è vero che quando Pasquale Vuolo incontrò me e Gaetano Vitale ci provocò facendo notare come Lello Apuzzo era riuscito a eliminare Polito, sicché io replicai che a breve ci sarebbe stata anche la nostra risposta».I verbali del pentito Rapicano ovviamente sono all’attenzione della Procura Antimafia che sta cercando di fare luce sull’omicidio di Salvatore Polito, che fu ucciso nel settembre 2012 proprio nel rione Moscarella da due sicari che arrivarono in sella a una moto e aprirono il fuoco mentre lui a piedi stava raggiungendo il suo bar. Polito era il cognato di Mario Cannavale (anche lui defunto), ritenuto un uomo di punta del gruppo Omobono-Scarpa, che sfidò il clan D’Alessandro nei primi anni duemila per mettere le mani sugli affari illegali in città. Salvatore Polito, tra l’altro, era il fratello di Luigi, recentemente arrestato nell’ambito di un’inchiesta sul Terzo Sistema di Moscarella, con l’accusa di essere il finanziatore di grossi carichi di droga e armi per il nuovo gruppo criminale guidato dal nipote Raffaele. Anche Luigi Polito, come raccontato in aula dal pentito del clan D’Alessandro Vincenzo Polito, era finito nel mirino dei sicari di Scanzano. «Doveva morire, io stesso ho fatto da palo per studiare i suoi spostamenti e organizzare l’omicidio.

Lo stavamo seguendo, ma lui cambiava sempre strada per tornare a casa, forse perché aveva capito qualcosa», ha detto Vincenzo Polito, durante un’udienza del processo Domino. Racconti che ora gli investigatori stanno incrociando con l’obiettivo di fare luce sul delitto irrisolto di Salvatore Polito, per dare un volto e un nome a killer e mandanti di un omicidio, che potrebbe inserito nel lungo elenco della faida tra gli Omobono-Scarpa e i D’Alessandro

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