Torre del Greco, la dottoressa del Maresca in trincea: «Pazienti distrutti, il Covid distrugge anche l’anima»

Vincenzo Lamberti,  

Torre del Greco, la dottoressa del Maresca in trincea: «Pazienti distrutti, il Covid distrugge anche l’anima»

«Voglio ringraziare la responsabile Covid dell’ospedale Maresca di Torre del Greco. Quando sono arrivato lì ero terrorizzato, ma lei mi ha accarezzato la spalla e mi ha detto: non ti preoccupare, ce la faremo». E’ uno dei passaggi più toccanti della lettera che un paziente originario di Sorrento ha inviato ad Anna Italia Pisacreta, dopo essere stato dimesso. «Vuole sapere se ci fa piacere? Sì, moltissimo. E’ un toccasana per tutti noi, ne abbiamo bisogno in questa guerra senza quartiere col virus. Per noi riceverla è stata energia, ma credo che abbia fatto bene anche allo stesso paziente». La dottoressa Pisacreta è in trincea da mesi. Da quando il Maresca è stato trasformato in un punto Covid. Ventiquattro posti letto, per pazienti di media intensità, tutti rigorosamente occupati ogni giorno. «E’ chiaro che con chi viene ricoverato si crea un legame speciale. Chi viene dimesso, chi torna a casa dai suoi affetti, ci chiama, ci scrive, vuole farci sapere come sta. E vuole condividere con noi il suo ritorno alla vita» continua la responsabile Covid del Maresca. Che ha anche una sua idea, supportata dai dati concreti, su come l’attenzione per il paziente prima ancora che con i farmaci e le terapie, debba essere col cuore. «Vede, noi viviamo in quello che definisco con dolore il “mondo di dentro”: il paziente si trova dentro il reparto, noi medici dentro la tuta, i familiari dentro le case: ecco noi questo dentro dobbiamo portarlo fuori. Quando ci riusciamo c’è una circolazione di affetti che aiuta tutto. Sono convinta che il corpo non guarisce mai se non si cura anche la persona. Ed è quello che in questo reparto proviamo a fare». Uno staff che ogni giorno sa di dover combattere la sua guerra quotidiana: Michele Velotti, Michele Izzo, Michele Onofrio, Adriana D’Alessio, Carmine Zincarelli e Francesca D’Amora alcuni dei camici bianchi che lavorano al fianco della dottoressa Pisacreta. «Noi curiamo la vita, ma sappiamo che in qualche modo dobbiamo essere preparati all’inevitabile. In questo momento le morti avvengono con tale frequenza e con rapidità, che si tratti di giovani o anziani, a volte anche in maniera inaspettata. Noi possiamo rispondere solo con il lavoro duro, ma anche con una grande umanità e una forte vicinanza per stare al fianco del paziente e della sua famiglia. Questa malattia tende a isolarci dal malato, noi medici siamo chiusi in uno scafandro. Isola i contagiati dai parenti perché non li vedono e non li vediamo. Ecco perché ritengo che per avere una cura non solo della persona fisica ma anche della persona coi suoi bisogni affettivi, bisogna lavorare molto sul piano umano». Ed è anche per questo, come racconta la responsabile Covid, che coi pazienti si instaura subito un rapporto speciale. Arrivano in reparto preoccupati e timorosi, necessitano subito di attenzione e cure. «Paradossalmente il reparto è uno dei pochi posti in cui ci si può toccare perché, con dovute precauzioni: con visiere a protezioni totale non mancano i contatti. A volte abbiamo bisogno di abbracciarci anche tra di noi operatori. Io poi col paziente sono molto “mammifera” e trasferisco questo a chi è ricoverato da noi. Così ascoltano la nostra voce, ci guardano negli occhi e quando finalmente negativi vanno via magari non ci riconoscono ma quella voce e quel contatto restano nella loro vita». Ai pazienti l’equipe della dottoressa Pisacreta predispone i cicli di “rendesevir” l’antivirale approvato dall’Asl con cinque flebo da suddividere in altrettanti giorni. «Purtroppo devo dire che abbiamo pazienti di tutte le età. Prima ricoveravamo prevalentemente maschi ma oggi abbiamo sia uomini che donne, di età diverse. Ho avuto anche un ragazzo di 17 anni tra i ricoverati. Sicuramente assistiamo al fatto che i pazienti sono più complessi e più malati» spiega la responsabile che spezza una lancia per il suo staff: «Ci siamo fatti trovare pronti. Questo va anche ad onore e merito dell’ospedale Maresca e dell’Asl che ci ha affiancato con tanti medici giovani che vogliono impegnarsi fino in fondo. E’ una guerra, e noi siamo in trincea» conclude Anna Italia Pisacreta.

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