Spaccio e racket, il tesoro dei D’Alessandro: giro d’affari da 10 milioni di euro

Ciro Formisano,  

Spaccio e racket, il tesoro dei D’Alessandro: giro d’affari da 10 milioni di euro

Le cifre sono da capogiro. Diciannove estorsioni in due anni per un incasso stimato di circa due milioni di euro. Ma probabilmente sono numeri sottostimati. Visto che per diversi episodi non è stato possibile ricostruire l’esatta portata della pressione estorsiva. Incassi ai quali si sommano i 6 milioni di euro l’anno messi insieme soltanto grazie alla tassa sullo spaccio imposta a pusher e organizzazioni satellite del clan. E ancora il riciclaggio, le attività pulite. Un fatturato criminale che si aggira attorno ai 10 milioni di euro all’anno. Eccoli i numeri della D’Alessandro spa. Le cifre mostruose su  cui si è retta, per decenni, l’economia di una delle organizzazioni criminali più potenti della provincia di Napoli. Cifre gigantesche venute fuori dalle inchieste che in questi ultimi anni hanno squarciato i veli del silenzio sugli affari della cosca. Indagini, coordinate dal pubblico ministero Giuseppe Cimmarotta, capaci di ricostruire nei dettagli i numeri della contabilità del clan oltre alla fittissima e asfissiante pressione estorsiva imposta a decine, forse centinaia di imprese. Almeno fino al 2009, il raggio d’azione delle indagini nate dalle dichiarazioni di Renato Cavaliere, pentito di punta del clan. È stato proprio Cavaliere a consegnare nelle mani della Dda le chiavi della cassaforte di Scanzano. «Dottore chi vuole spacciare a Castellammare deve pagare i D’Alessandro», le dichiarazioni rese in aula, qualche mese fa, nel corso del processo Domino. E dalla sola tassa per lo spaccio imposta ai pusher della città il clan, dice Cavaliere, arrivava a incassare qualcosa come mezzo milione di euro al mese. In tutto un  giro d’affari da quasi 6 milioni ogni anno. Ma l’altro marchio di fabbrica di quella impresa criminale sono le estorsioni. L’ultima inchiesta della Dda, culminata recentemente nella notifica di un avviso di conclusione delle indagini preliminari a carico di 5 indagati (tra cui anche Vincenzo D’Alessandro, oggi sorvegliato speciale) ha ricostruito una serie incredibile di episodi. Quasi una ventina di tangenti. Racket imposto su tutto. Dalla compra-vendita degli alberghi, fino alle ambulanze. Nelle carte di quella indagine si parla di estorsioni per circa due milioni di euro. Una fetta dell’affare tangenti gestita dal clan in quegli anni. Numeri enormi scoperti dalla Dda che in questi anni ha colpito al cuore gli affari della cosca, con arresti, processi e condanne. Inchieste capaci di ridimensionare il raggio d’azione del clan e ridurne l’incredibile potenza economica. Indagini che proseguono e che puntano a liberare dalla morsa del pizzo una città che alle minacce della camorra, in questi ultimi decenni, ha pagato un prezzo altissimo. Sia sotto il profilo economico che per il mancato sviluppo del territorio.

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