L’ombra della camorra sulle elezioni a Castellammare: «Nel 2018 il clan votò Forza Italia»

Vincenzo Lamberti,  
Ciro Formisano,  

L’ombra della camorra sulle elezioni a Castellammare: «Nel 2018 il clan votò Forza Italia»

Un summit tra il boss Sergio Mosca e un imprenditore per raccogliere voti in favore di un candidato di Forza Italia alle ultime comunali del  2018 (elezioni che si sono concluse con la vittoria di Fi e del sindaco Gaetano Cimmino). Il capoclan che dice di aver incontrato un dirigente di primo piano del partito fondato da Silvio Berlusconi. E il pentito Pasquale Rapicano che associa la figura di Daniele Imparato (imprenditore condannato in Appello per estorsione aggravata dal metodo mafioso) a quella di un ex amministratore comunale che lo avrebbe favorito per fare incetta di appalti pubblici. La camorra trema per l’inchiesta che martedì mattina ha portato all’arresto di 16 indagati. Ma il terremoto giudiziario ora lambisce anche la politica, gettando ombre inquietanti sui rapporti tessuti dal clan D’Alessandro nelle stanze del potere. Gli episodi chiave contenuti nelle oltre 700 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare eseguita dai carabinieri sono tre.

I voti per Forza Italia

Il primo episodio riguarda una intercettazione tra Sergio Mosca, consuocero di Michele D’Alessandro e un imprenditore di Gragnano.  Un soggetto, quest’ultimo, definito una figura “border line” che orbita attorno al clan. E’ il ventitré maggio del 2018, nel giro di qualche settimana la città dovrà andare alle urne per scegliere il nuovo sindaco. Sono le 15 e 40 quando gli 007 captano una conversazione sospetta nell’auto in uso a Sergio Mosca. L’imprenditore parla di un «candidato»  alle elezioni comunali. L’uomo chiede appoggio al boss. «pure venti voti che ne so, domandiamo pure a Luigi». Luigi sarebbe Luigi D’Alessandro, figlio di Pasquale e nipote di Sergio Mosca. Luigi D’Alessandro è ritenuto l’esponente della nuova generazione del clan. «Luigi questo è un compagno di tuo padre è compagno nostro», ribadisce Mosca. «Eh portameli i bigliettini altrimenti quelli i ragazzi si dimenticano hai capito», un’altra frase attribuita a Sergio ‘o vaccaro. «Lo danneggiamo così, dobbiamo fare una cosa familiare», dice ancora Mosca riferendosi, secondo l’Antimafia, al rischio di far convogliare troppi voti per il candidato dal rione del clan esponendolo dunque alle attenzioni delle forze dell’ordine. Il nome del politico in questione non viene mai citato. Ma dalle intercettazioni, dicono gli inquirenti, emergerebbe che si tratta di un candidato di «Forza Italia». Un partito di cui Mosca, al suo interlocutore, dice di conoscere alcuni alti dirigenti. «Quello è un bravo ragazzo – dice Mosca parlando del rappresentante di Forza Italia – l’ho conosciuto a casa di Peppe». Che Forza Italia sia stato il partito che ha trainato la coalizione del sindaco Cimmino lo ribadisce anche il gip, riportando una segnalazione dei carabinieri in coda all’analisi della intercettazione.

L’imprenditore e il politico 

Ma non è l’unico episodio. Il 20 gennaio del 2020 il killer pentito Pasquale Rapicano ha raccontato all’Antimafia dei rapporti tra un politico e Daniele Imparato, imprenditore condannato in Appello per estorsione aggravata dal metodo mafioso a 3 anni e mezzo di carcere (la Cassazione è fissata ad aprile). Imparato, dice Rapicano, avrebbe ottenuto diversi lavori pubblici a Castellammare proprio grazie all’appoggio di un ex amministratore comunale (la vicenda dell’estorsione per la quale  Imparato è stato condannato risale al 2017).

Le reazioni 

Rivelazioni già trapelate in queste ore che hanno suscitato non poco clamore. Al punto che anche il sindaco, ieri, ha deciso di intervenire pubblicamente. «Sono sereno sulla mia amministrazione, su tutti i consiglieri comunali, maggioranza e opposizione, e sulla loro trasparenza e forza d’animo – le parole del primo cittadino – Insieme all’instancabile lavoro di forze dell’ordine e Procura, tutti rappresentiamo il buon vento che sta soffiando su Castellammare. Sono allo stesso modo certo che Forza Italia saprà fare chiarezza e saprà in ogni modo tutelare il nome del partito in ogni sede in merito ad una intercettazione riportata dalla stampa. Fatti di interesse mediatico certamente, che si prestano a strumentalizzazioni prontamente smentite dalla realtà».

Forza Italia 

«Forza Italia non è stato sicuramente tra i partiti più premiati nelle sezioni del quartier generale del clan. Sono pronto a tutelare nelle sedi opportune il nome di Forza Italia». E’ la dura replica di Nello Di Nardo, coordinatore cittadino di Forza Italia in merito alle indiscrezioni legate all’ultima inchiesta che ha travolto il clan D’Alessandro. E soprattutto sull’ipotesi  che il clan avesse appoggiato un candidato nella lista di Fi alle comunali del 2018. «Se c’è una cosa di cui sono certo, è la moralità del mio partito e di tutta la squadra che ha preso parte alle elezioni del 2018 – afferma Di Nardo –  Ho appreso dalla stampa che Forza Italia sarebbe stata tirata in ballo in una conversazione tra persone che non hanno nulla a che vedere con la nostra etica e il nostro percorso politico. Mi sento sereno perché conosco bene l’integrità morale, la correttezza, la serietà e i valori umani di tutti i componenti della squadra che ha partecipato alle elezioni. Un gruppo composto da giovani professionisti, che si sono affacciati alla politica con entusiasmo e passione per dare una svolta alla rinascita della città. Insieme al nostro sindaco Gaetano Cimmino, abbiamo contribuito a definire regole chiare per gli appalti pubblici, indicazioni precise e forme di controllo per la partecipazione alle gare, proprio per tenere lontana ogni intromissione illecita nell’attività dell’amministrazione». Di Nardo, al pari del sindaco Cimmino, ringrazia le forze dell’ordine «che stanno svolgendo un’attività di pulizia senza precedenti, estirpando tutto il marcio che ancora si annida nella nostra città. Oggi finalmente si avverte un clima nuovo, una partecipazione mai vista prima».

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