Morte sospetta di Sara Aiello, test genetici per la verità

Gaetano Angellotti,  

Morte sospetta di Sara Aiello, test genetici per la verità

Morte sospetta di Sara Aiello, saranno due luminari del Policlinico Gemelli di Roma, chiamati ad eseguire altri approfondimenti e test genetici, a chiarire la causa del decesso della 36enne di Pimonte, avvenuto la notte del 3 giugno 2015 nella sua casa coniugale di Pompei. Si tratta di un aspetto di certo non secondario, che però secondo il gip Emma Aufieri non è stato accertato dai consulenti della procura che hanno effettuato l’autopsia sui resti della ragazza, dopo l’esumazione eseguita a gennaio 2020. Il sospetto – che per ora tuttavia rimane solo tale – è che a provocare il decesso sia stata una patologia cardiaca, denominata Sindrome del Qt allungato, di cui Sara soffriva, come è stato accertato in seguito, senza esserne consapevole. Tuttavia, prima di valutare eventuali responsabilità da parte dei cardiologi e del neurologo che ebbero modo di visitarla prima della morte, il gip ha accolto la richiesta avanzata dalla procura – i pm titolari del fascicolo sono i sostituti Emilio Prisco e Alessandra Riccio – di un incidente probatorio. In base a nuovi test di laboratorio – non effettuati nel corso dell’esame autoptico dal primo pool di periti – si tenterà quindi di accertare l’eventuale presenza di una mutazione genetica dovuta proprio alla sindrome del QT allungato e, di conseguenza, valutare la correttezza del successivo iter terapeutico. Vale a dire la prescrizione prima, e l’aumento del dosaggio poi, del farmaco che invece di aiutarla, paradossalmente potrebbe averne aggravato le condizioni favorendo il decesso, il Tegretol. A metà aprile, quindi, verrà conferito l’incarico a due nuovi periti, il professor Maurizio Genuardi, genetista, e il professor Domenico D’Amario, entrambi del Policlinico Gemelli di Roma, affinché esaminino il materiale genetico prelevato nel corso dell’autopsia e forniscano il loro parere. Il marito di Sara, Massimo Marano, è stato rinviato a giudizio per omissione di soccorso, e nei suoi confronti i familiari di Sara hanno presentato un’altra denuncia, per omicidio volontario. Due dei tre medici indagati – la cui posizione è invece stata stralciata dal gip – hanno fornito tramite i propri difensori alcuni chiarimenti circa la propria posizione. In particolare, il dottor Francesco Caiazza ha dichiarato di aver visitato Sara una sola volta, a marzo 2015, tre mesi quindi prima della sua morte. A seguito di quella visita, avendo correttamente individuato un sospetto diagnostico di QT lungo, aveva prescritto un approfondimento strumentale che corroborasse o smentisse tale ipotesi, vale a dire un monitoraggio Holter: l’applicazione, cioè, di un apparecchio che a intervalli regolari nell’arco di 24 ore consentisse di registrare l’attività elettrica generata dal cuore. Tuttavia, l’esito di questo esame, sebbene effettuato – a cura dell’altra cardiologa indagata, la dottoressa Carla Contaldi – al dottore Caiazza non venne mai sottoposto, perché Sara e il marito non tornarono mai da lui. Eppure, come riferisce il terzo professionista indagato, il neurologo Salvatore Striano, che visitò Sara due giorni prima del decesso, al momento dell’anamnesi, il marito, che pure era presente, non gli parlò di problemi cardiaci, neanche a livello di ipotesi. Perché? Un altro interrogativo a cui gli inquirenti a quasi 6 anni dalla tragedia, stanno tentando di dare risposta.

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