Il boss Gallo vuole cucinare al 41-bis: «E’ un mio diritto». Braccio di ferro con il Ministero

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Fuori dal carcere il suo nome incute ancora paura, riportando alla mente le immagini terrificanti della guerra di camorra. Dietro le sbarre, però, Pasquale Gallo, boss di Torre Annunziata, si è conquistato la fama di detenuto modello. Si è laureato tre volte, è diventato “dottore” in scienze delle comunicazioni. Nella sua cella al 41-bis studia i ricorsi da presentare al tribunale di sorveglianza per migliorare la sua condizione detentiva e di riflesso anche quella di chi condivide con lui il destino del carcere duro.

Ergastolo ostativo

E’ stato uno dei primi in Italia a presentare la richiesta per un permesso premio. Lui, il padrino sanguinario che sta scontando due condanne definitive all’ergastolo che chiede di uscire dal carcere. Il tutto appellandosi ad una recente decisione della Consulta che ha dichiarato incostituzionale il così detto “ergastolo ostativo”, cioè il divieto assoluto di ottenere permessi e agevolazioni. Una apertura non da poco per i boss mafiosi definita una sconfitta nella lotta alle mafie da molti pm e anche dai familiari di Paolo Borsellino e Giovanni Falcone, i magistrati uccisi da Cosa Nostra che hanno costruito il “modello” di lotta alla criminalità organizzata che ha consentito allo Stato di infliggere colpi durissimi ai clan. Aspettando che il tribunale di sorveglianza di L’Aquila decida sulla richiesta di Gallo, il boss si è fatto “portavoce” di un’altra battaglia.

Chef dietro le sbarre

Si tratta del riconoscimento del diritto di poter cucinare per i detenuti al regime del carcere duro. Una battaglia che Gallo ha già in parte vinto, convincendo – a gennaio dello scorso anno – i giudici. Il boss dottore, evidentemente, ha studiato un’altra recente pronuncia della Corte Costituzionale, datata 2018. La Consulta, infatti, aveva dichiarato incostituzionale il divieto di poter cucinare in carcere per i detenuti sottoposti al regime del 41-bis. E contro quella pronuncia favorevole al padrino di Torre Annunziata si è mosso nientemeno che il ministero della Giustizia con un ricorso presentato in Cassazione. Un braccio di ferro che ruota anche attorno alla possibilità che i detenuti possano cuocere cibi già cotti durante tutto l’arco della giornata e possano acquistare prodotti alimentari. E questo è un altro tema importante del ricorso presentato dal Ministero. Perché secondo l’avvocatura di Stato senza limitazioni all’acquisto di prodotti alimentari in carcere il boss potrebbe «acquisire una posizione di potere» nei confronti di altri detenuti. Ricorso accolto dalla Cassazione che ha riportato la questione nelle mani del tribunale di sorveglianza che sarà ora chiamato a esprimersi sia sulla richieste di permessi premio avanzata da Gallo sia sull’intricata vicenda dei pasti da poter cucinare al regime del 41-bis.

«E’ ancora il boss»

Negli anni scorsi il capoclan laureato aveva provato anche a uscire dal regime del carcere duro. Presentando un’istanza incentrata proprio attorno al suo percorso in carcere. «Tutto ciò dovrebbe risultare dimostrativo di ripensamenti critici rispetto al suo lontano passato e viene viceversa travisato per accreditare la partecipazione apicale del detenuto al gruppo criminale di provenienza», uno dei passaggi di quella richiesta. Ma secondo i giudici Gallo, a dispetto del lodevole percorso universitario, resta un boss pericoloso e spietato. E il suo clan – come ribadito anche dall’ultima relazione firmata dalla Direzione Investigativa Antimafia – rappresenta ancora oggi una delle principali realtà criminali del territorio.

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