Le mani di 10 padrini sul Vesuvio, così la camorra s’è presa la provincia

Andrea Ripa,  

Le mani di 10 padrini sul Vesuvio, così la camorra s’è presa la provincia

Le guerre di camorra che trent’anni fa sporcavano le strade di sangue, seminando morti e vendette a ogni angolo della strada, sono un lontano ricordo. Fotogrammi ingialliti dal tempo di un sistema che ormai non appartiene più alle famiglie criminali del territorio. Si spara di meno, si investe di più. Sul Vesuvio il giro d’affari che ha arricchito le 10 famiglie criminali attive in quel lembo di terra con vista sul golfo di Napoli ruota attorno agli appalti. Le cosche sanguinarie di un tempo, oggi sono delle Spa a tutti gli effetti e sempre più spesso provano a infiltrarsi negli affari sicuri della pubblica amministrazione. Anche se il business principale restano i carichi di droga, venduti e piazzati anche in altre regioni d’Italia. Mentre nelle casse delle organizzazioni criminali ogni giorni finiscono milioni di euro, gli 007 provano a intercettare un imponente giro d’affari enorme. Numeri che rappresentano un grido d’allarme in un territorio dove le cosche sono penetrate nel tessuto sociale.

La cosca e i colletti bianchi

Ne è il fulgido esempio il clan Fabbrocino. Anche senza lo storico fondatore – morto qualche anno fa mentre era recluso al 41bis – la mole d’affari non s’è allentata. Come la presa su imprese e attività commerciali del territorio. Da San Giuseppe Vesuviano a Terzigno, fino a quello che un tempo era il regno del boss della Nco, Raffaele Cutolo, anche lui passato a miglior vita. L’organizzazione tentacolare è finita al centro di decine di inchieste su affari legati al riciclaggio di capitali illeciti. Inchieste che hanno portato a sequestri di imprese e ditte per milioni di euro. Testimonianze di quanto grande sia il “regno” costruito in oltre quarant’anni di attività. Gli affari sporchi della droga sono appannaggio della famiglia dei Batti, cresciuta proprio all’ombra dei Fabbrocino.

Le mire dei clan napoletani

Il Vesuvio fa gola anche ai clan napoletani che negli anni hanno cominciato a prendersi interi territori. Basti pensare che a Somma Vesuviana la presenza di quattro organizzazioni criminali tiene alta la tensione da parte delle forze dell’ordine. Lo storico clan D’Avino, decimato dalle inchieste, non ha più la stessa forza di un tempo. Ecco perché le famiglie Mazzarella, Cuccaro e Rinaldi hanno cominciato a mettere la mani sul territorio.

Il regno dei narcos

Anche al confine tra l’area boschese e quella vesuviana lo spaccio resta il principale business della camorra. Un affare che si dividono – oltre agli storici boss di Boscoreale – anche gli Scarpa, famiglia di narcos legata alla malavita di Torre Annunziata e in particolare ai Gallo-Limelli-Vangone, e alcuni soggetti ritenuti vicini al clan Visciano (in particolare a Terzigno). Poggiomarino, infine, resta un feudo criminale dei Giugliano, clan legato ai Fabbrocino.

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