Le elezioni delle 20 euro a Torre del Greco, incastrata l’altra cricca: arrestato anche Buono

Alberto Dortucci,  

Le elezioni delle 20 euro a Torre del Greco, incastrata l’altra cricca: arrestato anche Buono
Il consigliere comunale Mario Buono

Torre del Greco. Soldi, posti di lavoro e botte: così lo «squadrone elettorale» messo in piedi da Mario Buono – l’ex leghista recentemente passato con la maggioranza guidata dal sindaco Giovanni Palomba – avrebbe trascinato l’imprenditore con la passione per la politica a conquistare uno scranno in consiglio comunale. è la convinzione del pool di magistrati impegnati da tre anni a fare piena luce sull’indegno mercimonio di voti organizzato in occasione dell’ultima corsa alle urne a Torre del Greco: una tesi costruita intorno alle indagini scattate a giugno del 2018 e sfociate in una nuova ordinanza di custodia cautelare capace di scatenare l’ennesimo terremoto giudiziario a palazzo Baronale.

Le misure cautelari

In manette, sottoposti agli arresti domiciliari, sono finiti proprio Mario Buono – eletto con la lista civica Forza Torre, a sostegno della candidata sindaco Romina Stilo – il meccanico Gennaro Savastano e il titolare della pescheria Don Do’ in zona porto, l’imprenditore Vincenzo Izzo alias pisiello. Sottoposto al divieto di dimora in città Gianluca Melluso, titolare di una pizzeria di via Litoranea nonché marito della candidata al consiglio comunale – sempre con la civica Forza Torre  – Ida Fiore. Infine, nuova ordinanza di custodia cautelare per l’ex assessore Simone Onofrio Magliacano: il commercialista già condannato a tre anni come «regista» del gruppo di netturbini-precari assoldati per garantire l’elezione di Stefano Abilitato – arrestato a inizio aprile del 2019 e costretto a rassegnare le dimissioni da consigliere comunale – avrebbe ricoperto un ruolo apicale anche nel «sodalizio» di Mario Buono.

Il doppio gioco

C’è una frase marcata in neretto dal procuratore facente funzioni Pierpaolo Filippelli, titolare del fascicolo sullo scandalo: «Sto dividendo il 50% dei voti tra Stefano Abilitato e Mario Buono, praticamente i miei due comparielli di matrimonio». Una frase estrapolata da una conversazione telefonica di Simone Onofrio Magliacano, capace di confermare la confessione già strappata al capo dei netturbini Giovanni Massella: «C’erano vari gruppi di galoppini, schierati con vari candidati». E l’ex assessore al bilancio della prima giunta di Ciro Borriello «giocava» su due tavoli. Con lo stesso «mazzo di carte»: i posti di lavoro del progetto regionale «Garanzia Giovani». Posti divisi «equamente» tra i due candidati a sostegno di due differenti aspiranti alla fascia tricolore perché «il sindaco, dove andiamo andiamo, siamo noi».

I pacchi e le botte

Nelle trenta pagine dell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Antonio Fiorentino del tribunale di Torre Annunziata vengono ricostruite «procedure» già tristemente note agli elettori della città del corallo. Nella cricca di Mario Buono era il titolare della pescheria Don Do’ a occuparsi della «gestione del consenso», mentre al meccanico Gennaro Savastano era affidato il compito di distribuire i pacchi alimentari e le buste di carne forniti da Gianluca Melluso, ristoratore «interessato» a fare bella figura con la candidatura della moglie. Come in qualsiasi «grande famiglia» non mancarono, tuttavia, screzi e ripicche. A partire proprio dall’episodio già costato il processo a Vincenzo Izzo e Gennaro Savastano, la lite finita a schiaffi in vico Agostinelle per impedire a Stefano Abilitato di «insidiare» il serbatoio di voti di Mario Buono. Un serbatoio alimentato a botte di 20 euro per un totale – secondo i pm – di circa 3.000 euro. Utili a raggiungere quota 844 preferenze, garanzia di un seggio in consiglio comunale. Ora pagato con gli arresti domiciliari.

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