Castellammare. La terza generazione dei D’Alessandro, l’Antimafia indaga sui baby boss

Redazione,  

Castellammare. La terza generazione dei D’Alessandro, l’Antimafia indaga sui baby boss

L’Antimafia ha cominciato la sua battaglia con la terza generazione del clan D’Alessandro. Una lotta che rischia di impegnare le forze dell’ordine per altri vent’anni «se la città non fa uno scatto collettivo», per citare le parole del Procuratore Nazionale Antimafia, Federico Cafiero De Raho, nel corso di un’intervista a Repubblica. E’ proprio quello che riguarda la terza generazione del clan di Scanzano, forse, il messaggio più importante lanciato dall’inchiesta Domino Bis, che ha portato all’arresto di 16 persone tra boss, gregari e fiancheggiatori della cosca.Per la prima volta un’inchiesta dell’Antimafia ha riguardato un nipote di Michele D’Alessandro, padrino defunto che fondò la cosca più potente della provincia di Napoli ormai mezzo secolo fa.

Luigi D’Alessandro, figlio di Pasquale, primogenito di Michele, è finito in carcere e secondo le indagini condotte dai carabinieri del nucleo investigativo di Torre Annunziata, nonostante i suoi 23 anni, era già particolarmente attivo nell’attività del clan. Dagli atti dell’inchiesta emerge il ritratto del gip del Tribunale di Napoli, Fabrizio Finamore che sostiene: «Il clan D’Alessandro ha una connotazione prettamente familiare, nel senso che basa il suo principale vincolo di fidelizzazione sul legame di sangue, scegliendo gli affiliati soprattutto nell’ambito della numerosa famiglia. L’importanza varia in base al grado di parentela – e aggiunge – Luigi D’Alessandro è l’esempio evidente di come un discendente di sangue di quella famiglia, nonostante la giovane età, abbia trovato subito una posizione di rilievo nel clan».La tesi del giudice si basa anche sulle rivelazioni del pentito Pasquale Rapicano.

L’ex killer del clan D’Alessandro, condannato all’ergastolo in Appello per l’omicidio di Pietro Scelzo del 2006, oggi collabora con la giustizia e ha raccontato ai magistrati: «Luigi D’Alessandro siede al tavolo con i boss e parla a nome del padre Pasquale, mentre suo fratello Michele è un bravo ragazzo. Pensa solo a studiare». A questo bisogna aggiungere le indagini condotte dagli inquirenti che hanno svelato come il ventitreenne di Scanzano si rapportasse già con il nonno Sergio Mosca per quanto riguarda l’attività del clan e avesse già cominciato ad assumere decisioni, come quella di dare il via libera a un pregiudicato del quartiere che voleva fare affari con il contrabbando di sigarette.

Negli atti dell’inchiesta dell’Antimafia, inoltre, spuntano anche i nomi di altri giovani rampolli della famiglia D’Alessandro, che al momento non sono stati colpiti da ordinanze di misura cautelare, ma risultano già inseriti nelle dinamiche del clan.Insomma, la terza generazione della cosca di Scanzano sembra già pronta a raccogliere l’eredità criminale. E l’Antimafia è altrettanto pronta a dare battaglia, sperando di poter contare anche sul supporto di politica, imprenditoria, associazioni e cittadini.

CRONACA