Tangentopoli a Torre Annunziata, lo scandalo si allarga. Un’altra mazzetta all’ex capo dell’Utc

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Tangentopoli a Torre Annunziata, lo scandalo si allarga. Un’altra mazzetta all’ex capo dell’Utc

Altri due appalti nel mirino. Un’altra mazzetta da 2.000 euro. Un’altra tangente per firmare un pezzo di carta e «sbloccare» i mandati di pagamento per i lavori al Penniniello. E’ l’ennesimo capitolo della Tangentopoli di Torre Annunziata. L’ultimo atto dell’inchiesta che ieri mattina ha portato all’esecuzione di una nuova ordinanza di custodia cautelare in carcere per Nunzio Ariano, l’ex dirigente dell’ufficio tecnico comunale giĂ  rinchiuso nelle celle di Poggioreale da tre mesi con l’accusa di induzione indebita. E novanta giorni dopo il blitz della finanza, l’ingegnere arrestato il 28 dicembre scorso, è stato travolto da un nuovo provvedimento cautelare. L’alta mazzetta Un’indagine parallela condotta sempre dai finanzieri – guidati dal colonnello Agostino Tortora – e dalla Procura di Torre Annunziata, coordinata da Nunzio Fragliasso. I fatti contestati riguardano i rapporti tra Ariano e l’imprenditore Vincenzo Supino, giĂ  coinvolto nell’indagine “madre” condotta dalla finanza e culminata nell’arresto dell’ex dirigente. Secondo la tesi dell’accusa Ariano avrebbe indotto l’imprenditore a corrispondergli una tangente da 2000 euro tra il settembre e l’ottobre del 2019, circa un anno prima dell’esplosione dello scandalo. Soldi che dovevano servire, secondo quella logica, a sbloccare due diversi mandati di pagamento relativi a due distinti appalti che il Comune di Torre Annunziata aveva affidato alle imprese di Supino. Il primo riguarda i lavori di manutenzione straordinaria degli isolati 4 e 5 del rione Penniniello, affidati proprio alla Supino Group srl. Il secondo, invece, i lavori all’interno di alcuni alloggi di proprietĂ  comunale, assegnati alla Adv Associati, ditta – scrive il Procuratore in una nota – «gestita di fatto dal Supino». La mazzetta, secondo i pm, sarebbe stata versata per «sbloccare la firma dei mandati di pagamento» emessi a «distanza di mesi dall’ultimazione dei lavori» e «dalla emissione delle relative fatture». Una vicenda che era giĂ  emersa dinanzi ai giudici del Riesame che a febbraio avevano negato la scarcerazione dell’ex dirigente. Un’ipotesi venuta fuori anche da alcune registrazioni finite agli atti dell’inchiesta e confluite nell’ordinanza di custodia cautelare emessa in seguito all’udienza di convalida del fermo di Ariano. Al centro del nuovo provvedimento anche i riscontri delle finanza e le determine emesse dal Comune. Secondo gli inquirenti i pagamenti sarebbero arrivati diversi mesi dopo la conclusione dei lavori. Un dato, quest’ultimo, che confermerebbe il fatto che Ariano avesse potuto fare pressioni con Supino per firmare i mandati di pagamento. Tradotto in parole povere: Ariano si sarebbe fatto pagare per firmare un atto che avrebbe dovuto sottoscrivere comunque.

Il sequestro

Contestualmente all’esecuzione del provvedimento cautelare, la finanza ha anche eseguito un decreto di sequestro preventivo emesso dal giudice per le indagini preliminari su richiesta della Procura a carico di Ariano. In tutto 12.000 euro l’ammontare del sequestro. Duemila euro riguardano la tangente oggetto dell’ultima inchiesta resa nota ieri mattina. Mentre 10.000 euro sono i soldi che Ariano ha ricevuto dalle mani di Supino il 28 dicembre scorso. Soldi che in quella circostanza rappresentavano la tangente per l’affidamento di un appalto da 203.000 euro per l’adeguamento di alcune scuole cittadine alle norme anti-Covid. Supino avrebbe consegnato i soldi ad Ariano nei pressi della spiaggia delle Sette Scogliere.

Caccia ai politici

Il dirigente, giĂ  da mesi nel mirino della finanza, venne bloccato nei pressi del lungomare poco dopo l’incontro con l’imprenditore. Dalla perquisizione venne fuori che nel cappotto l’ex dirigente aveva due mazzette da 5.000 euro. Due tangenti perchĂ©, secondo quanto raccontato dallo stesso imprenditore ai pm, una quota di quei soldi era destinata «alla parte politica». Sul presunto coinvolgimento dei politici nello scandalo che fa tremare il Comune sono tutt’ora in corso accertamenti. Indagini «celeri, puntuali e approfondite», come aveva chiesto il tribunale del Riesame nel  motivare il provvedimento a carico di Ariano. E su questo aspetto sono concentrate le attenzioni degli inquirenti. Così come sugli altri appalti che l’ex capo dell’Utc avrebbe potuto condizionare. In questi mesi sono stati acquisiti atti in Comune e anche in altri enti presso i quali Ariano ha prestato servizio. Secondo gli inquirenti questi episodi rappresenterebbero la punta dell’iceberg di un vero e proprio sistema criminale. Ariano ha però affermato – durante l’udienza di convalida del fermo – di non aver mai commesso (prima dell’episodio di fine dicembre) reati simili. E di averlo fatto solo per far fronte a delle emergenze di carattere familiare. Una tesi che non ha convinto ne la Procura di Torre Annunziata ne tanto meno i giudici. Secondo l’accusa, infatti, Ariano ha ammesso solo quello che non poteva negare, cioè il suo coinvolgimento nella vicenda dei 10.000 euro.  Omettendo, invece, le presunte responsabilitĂ  in altri episodi giĂ  in parte emersi nel corso di questi mesi dagli atti d’indagine. L’inchiesta comunque prosegue. La Procura ora punta a squarciare i veli del silenzio sulla presunta Tangentopoli di Torre Annunziata. Lo scandalo giudiziario che rischia di segnare in maniera indelebile la storia recente di una delle piĂą importanti cittĂ  della provincia di Napoli.

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