Torre del Greco, la cricca dei voti comprati voleva pilotare anche le regionali

Ciro Formisano,  

Torre del Greco, la cricca dei voti comprati voleva pilotare anche le regionali

Non si sarebbero fermati alle elezioni comunali del 2018. Il loro era un «patto a lungo termine», scrive il giudice nell’ordinanza cautelare eseguita venerdì mattina. Una battaglia «a colpi di compravendite di voti» finalizzata a conquistare una poltrona anche in consiglio regionale. E’ l’inquietante ipotesi racchiusa tra le pagine del provvedimento che ha portato all’arresto, tra gli altri, del consigliere comunale di Torre del Greco, Mario Buono e del commercialista Simone Onofrio Magliacano. Il secondo capitolo del terribile scandalo che ha gettato ombre inquietanti sulla tornata elettorale che 3 anni fa ha portato alla vittoria dell’attuale sindaco, Giovanni Palomba. Magliacano, infatti, avrebbe svolto il ruolo di sponsor politico sia per Stefano Abilitato – il golden boy eletto con oltre 1000 voti in una lista a sostegno del sindaco e condannato per voto di scambio  – sia per Buono, candidato in una lista che ha sostenuto la candidatura a sindaco di Romina Stilo. Magliacano, sfruttando progetti regionali per le assunzioni dei giovani, avrebbe fatto lavorare decine di elettori in cambio della loro preferenza ai due candidati. Sullo sfondo i voti comprati in cambio di soldi e pacchi spesa lucrando sulla miseria di una città in ginocchio. Un «fenomeno di criminale mercimonio di voti, assolutamente indegno di un paese civile», scrive il giudice Antonio Fiorentino confermando la solidità delle accuse messe insieme dal pm Bianca Maria Colangelo  e dal procuratore aggiunto Pierpaolo Filippelli.  Ma c’è dell’altro. Dalle intercettazioni, infatti, emergerebbe che Magliacano e Vincenzo Izzo (altro indagato nell’inchiesta bis sui voti venduti) stessero già lavorando per riuscire a mettere le mani anche sulle regionali. La frase incriminata risale al maggio del 2018, quando Izzo dice a Magliacano: «La prossima battaglia ci uniamo per le regionali». Una frase importante secondo il giudice che arriva a ritenere «assai probabile» che durante le elezioni regionali «svolte nel settembre del 2020» «siano stati commessi» ulteriori «reati di corruzione elettorale». Un tema affrontato nel capitolo legato alle esigenze cautelari. Secondo il giudice l’enorme serie di prove raccolte dai carabinieri di Torre del Greco e dalla Procura di Torre Annunziata lasciano aperto il rischio che il gruppo possa condizionare altre elezioni, persino a livello nazionale. Il tutto perché – scrive ancora il giudice – il gruppo composto da Magliacano, Izzo e Buono è dotato di «una forza criminale e di una propensione al crimine decisamente notevoli». Accuse pesantissime dalle quali gli indagati potranno difendesi già nelle prossime ore. Parole che però alimentano le ombre, i sospetti e i veleni attorno a quello che i pm dipingono come un vero e proprio sistema criminale. Un sistema capace di condizionare il destino della quarta città della Campania.

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